La stimolazione magnetica transcranica (Tms) è una tecnica diagnostica simile, per certi aspetti, alla Tac. Introdotta negli anni Ottanta, ha rivelato circa dieci anni dopo, quasi per caso, anche un importante potenziale terapeutico. Oggi viene utilizzata anche nel trattamento delle dipendenze, con l’obiettivo di modulare l’attività cerebrale in specifiche aree della corteccia, migliorare i disturbi dell’umore e intervenire su diverse patologie neurologiche.
Le possibili applicazioni di questa tecnologia sono state al centro del congresso “Neuroscience of addiction. Neurobiologia, neuroimaging e aspetti educativi nelle dipendenze”, promosso dal Dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss 20 di Verona, in collaborazione con il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nel corso dell’incontro, il professor Abraham Zangen, del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele, ha spiegato che la Tms può indurre modifiche nell’eccitabilità corticale e che una stimolazione ripetuta potrebbe favorire neuroadattamenti a lungo termine. Proprio per questo, la tecnica è stata impiegata in diversi studi per verificare la presenza di alterazioni dell’attività corticale associate al consumo cronico di droghe, oltre che per valutarne il possibile impiego terapeutico nella forma ripetitiva, la cosiddetta rTms.
Zangen ha illustrato anche una ricerca condotta dal suo gruppo sugli effetti neurochimici e comportamentali di metodi di stimolazione simili alla rTms in modelli animali, attraverso elettrodi impiantati in aree specifiche del cervello. I risultati, ha spiegato, mostrano che a seconda della zona stimolata e del tipo di intervento è possibile ridurre la ricerca compulsiva della cocaina e modificare le alterazioni del circuito cerebrale della ricompensa.
Sul tema è intervenuto anche Carlo Miniussi, docente del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche dell’Università di Brescia e dell’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli. Miniussi ha ricordato che l’effetto terapeutico della Tms fu scoperto in modo inatteso: pazienti sottoposti a Tms ripetitiva per finalità diagnostiche, e affetti da patologie neurologiche o disturbi dell’umore, mostrarono un miglioramento del quadro depressivo.
Da quell’osservazione è nato l’interesse per l’uso della Tms in ambito neuropsichiatrico. Se applicata in modo ripetuto, infatti, la tecnica può modulare i processi di plasticità cerebrale, facilitando o inibendo in modo relativamente selettivo i circuiti neuronali coinvolti in specifiche funzioni o sintomi. Una prospettiva che oggi apre nuove possibilità anche nel trattamento delle dipendenze.






