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MESSICO – Giornalista ucciso dai narcos

Un fotografo del quotidiano El Diario de Juárez, città messicana al confine con gli Stati Uniti, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco in un agguato che ha ferito gravemente anche un suo collega.

La vittima, Luis Carlos Santiago, aveva 21 anni. Il suo corpo è stato trovato all’interno dell’auto in un parcheggio di un centro commerciale, poco dopo essere uscito insieme all’altro reporter, colpito da almeno quattro proiettili. La scena, secondo le prime ricostruzioni, richiama i metodi tipici delle esecuzioni legate al narcotraffico.

L’omicidio si inserisce nel clima di violenza che da anni soffoca Ciudad Juárez e, più in generale, il Messico, dove la guerra aperta ai cartelli ha provocato decine di migliaia di morti. In questo scenario, i giornalisti sono diventati bersagli sempre più esposti, stretti tra criminalità organizzata, intimidazioni e il rischio costante di trovarsi sulla linea del fuoco.

I vertici del quotidiano hanno fatto sapere che da tempo non risultavano minacce dirette nei confronti del fotografo e che eventuali episodi precedenti erano apparsi isolati. Resta però il fatto che fare informazione in territori dominati dai cartelli significa lavorare sotto una pressione continua, in uno dei contesti più pericolosi al mondo per la stampa.

Messico e Filippine vengono infatti indicati tra i Paesi più rischiosi per i giornalisti, spesso vittime non solo di attacchi mirati, ma anche della feroce lotta tra gruppi criminali per il controllo del traffico di droga e delle rotte verso il mercato statunitense.

In luoghi come Ciudad Juárez, raccontare la realtà può bastare per diventare un bersaglio.

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