Il 7 ottobre 2025, in prima serata su Rai Tre, avremmo dovuto ascoltare le voci di chi vive sotto occupazione, demolizioni e violenze quotidiane. Avremmo dovuto vedere No Other Land, documentario vincitore dell’Oscar 2025, già premiato nei più prestigiosi festival internazionali, che racconta la realtà dei palestinesi di Masafer Yatta. Ma quella voce non arriverà sugli schermi italiani.
Perché? Perché da Viale Mazzini trapela che una telefonata politica ha “suggerito” di rinviare la messa in onda. Nessuna conferma ufficiale, ma all’interno della Rai si parla apertamente di censura. Il servizio pubblico che dovrebbe garantire pluralismo e libertà di informazione ha scelto il silenzio, trasformando un’occasione di dibattito in un imbarazzante arretramento.
Eppure No Other Land non è un film come gli altri. È un atto di verità. È la storia di due co-registi della stessa età: Yuval Abraham, israeliano, e Basel Adra, palestinese. Sul palco del Festival di Berlino 2024, Yuval disse:
“Io sono israeliano, Basel è palestinese. Viviamo a 30 minuti di distanza, ma io sono libero di votare e di viaggiare, mentre lui è rinchiuso nella Cisgiordania occupata. Io sono sotto il diritto civile, lui sotto il diritto militare. Questa disuguaglianza deve finire.”
E Basel aggiunse:
“La mia comunità viene rasa al suolo dai bulldozer israeliani. Celebro questo premio, ma è difficile quando decine di migliaia di persone vengono massacrate a Gaza. Chiedo solo che si smetta di mandare armi a Israele.”
Parole che scossero platee e governi, accusate in Germania di antisemitismo, costando ai registi minacce di morte e persecuzioni. Eppure il mondo del cinema ha capito. Ha riconosciuto che No Other Land non è propaganda, ma memoria viva. La prova? Un palmarès impressionante:
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2025 – Premi Oscar: Miglior documentario
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2025 – Premi BAFTA: Candidatura al miglior documentario
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2024 – Festival di Berlino: Miglior documentario; Premio del pubblico (documentari)
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2024 – Boston Society of Film Critics: Miglior documentario
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2024 – British Independent Film Awards: Candidatura al miglior film internazionale
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2024 – Chicago Film Critics Association: Miglior documentario
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2024 – European Film Awards: Miglior documentario
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2024 – Gotham Independent Film Awards: Miglior documentario
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2024 – New York Film Critics Circle: Miglior documentario
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2024 – National Board of Review: Premio per la libertà d’espressione
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2024 – Los Angeles Film Critics Association: Miglior documentario
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2024 – San Diego Film Critics Society: Candidatura al miglior film in lingua straniera
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2024 – St. Louis Film Critics Association: Miglior documentario
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2025 – Independent Spirit Awards: Candidatura al miglior documentario
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2025 – National Society of Film Critics: Miglior documentario; Miglior film in attesa di distribuzione statunitense
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2025 – Satellite Awards: Candidatura al miglior documentario
Premi che certificano il valore artistico e civile dell’opera. Eppure in Italia, proprio nel servizio pubblico, vince il silenzio.
Qui non è più questione di palinsesti, ma di libertà. Rinviare No Other Land significa piegarsi a un diktat politico, scegliere di non disturbare equilibri internazionali, sacrificando la verità in nome della prudenza.
Ma cosa resta, allora, del compito della Rai? Se un documentario che dà voce agli oppressi viene censurato, come possiamo ancora parlare di pluralismo?
Il rinvio non spegne solo un film, ma una domanda scomoda: quante altre verità vengono zittite perché “non è il momento”?
