Il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura (CPT) ha pubblicato oggi il rapporto sulla visita condotta in Portogallo nel 2024, in cui rileva una diminuzione delle denunce di maltrattamenti da parte delle forze dell’ordine rispetto alle precedenti ispezioni, pur segnalando che persistono episodi preoccupanti e la necessità di ulteriori riforme.
Durante la missione, il CPT ha esaminato il trattamento riservato alle persone private della libertà da parte della Polizia di Sicurezza Pubblica, della Guardia Nazionale Repubblicana e della Polizia Giudiziaria, nonché l’efficacia delle indagini disciplinari e penali relative ai presunti casi di abuso.
La delegazione ha raccolto numerose segnalazioni di violenze fisiche, in particolare uso eccessivo della forza durante gli arresti: schiaffi, pugni, calci al corpo o alla testa e, in alcuni casi, colpi di manganello. Sono stati riportati episodi di spinte contro i muri, pressioni sul capo con il piede o sul collo con il ginocchio o il manganello, anche quando le persone erano già immobilizzate. Alcuni detenuti hanno denunciato anche minacce, insulti e atti di umiliazione.
Il Comitato invita le autorità portoghesi a mantenere alta la vigilanza e a proseguire nella politica di “tolleranza zero” verso i maltrattamenti, migliorando i sistemi di segnalazione interna e di indagine, e potenziando la formazione specifica per gli agenti. Tra le misure raccomandate figurano l’uso di telecamere portatili, l’identificazione visibile degli agenti – comprese le unità speciali – e l’installazione di sistemi di videosorveglianza nei commissariati e nei luoghi di detenzione.
Il rapporto evidenzia anche la persistenza di pratiche abusive come il manetteggio prolungato, il serraggio eccessivo delle manette e il trasporto dei detenuti con le mani legate dietro la schiena. In alcuni casi, i referti medici redatti all’ingresso in carcere riportano segni evidenti ai polsi. Il CPT raccomanda di porre fine a tali pratiche.
Viene invece citata come buona pratica l’introduzione, nel 2023, di un protocollo interistituzionale tra le forze di sicurezza e il sistema penitenziario, che ha migliorato la rilevazione e la segnalazione dei casi di abuso al momento dell’ingresso dei detenuti in carcere. Tuttavia, il Comitato chiede di migliorare la qualità dei referti medici e la documentazione fotografica, affidata al personale sanitario penitenziario.
Sul fronte delle indagini disciplinari, l’Ispettorato generale dell’amministrazione interna reagisce rapidamente ai casi segnalati e interroga i detenuti coinvolti, spesso entro 48 ore tramite videoconferenza. Tuttavia, il CPT denuncia lacune nella risposta del sistema giudiziario alle accuse di abusi, segnalando che alcuni casi non vengono trasmessi o trattati tempestivamente dal Ministero pubblico, con il rischio di minare la fiducia dei cittadini nello Stato di diritto.
Il Comitato sottolinea inoltre la necessità di rafforzare la cooperazione tra gli organismi che conducono indagini penali e disciplinari, soprattutto quando queste procedono in parallelo.
Riguardo alle garanzie fondamentali contro i maltrattamenti, il CPT riconosce che il diritto di informare un familiare e di consultare un medico è generalmente rispettato, ma segnala problemi nell’accesso ai referti medici da parte dei detenuti e dei loro avvocati, nonché violazioni del segreto medico da parte di alcuni ospedali che trasmettono documenti alla polizia senza consenso del paziente.
Anche il diritto di accesso a un avvocato non risulta sempre garantito sin dal momento della privazione della libertà, ma spesso solo dopo la formalizzazione dello status di imputato.
Nella loro risposta, le autorità portoghesi hanno elencato le misure adottate o in programma: corsi di formazione in medicina legale per il personale sanitario penitenziario, miglioramento dei referti di lesioni e dei relativi documenti, chiarimento delle competenze ispettive, nonché un nuovo protocollo con l’Istituto nazionale di medicina legale. È inoltre prevista una procedura di segnalazione immediata alle autorità giudiziarie quando vengono rilevate lesioni sospette durante l’ingresso in carcere.
Le autorità riferiscono infine di nuovi programmi di formazione sui diritti umani destinati alla Polizia di Sicurezza Pubblica e alla Guardia Nazionale Repubblicana, oltre a corsi per investigatori della Polizia Giudiziaria sulle tecniche di interrogatorio rispettose della dignità umana.
