Women violence and abused concept. Stop domestic violence against women and human trafficking.

La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne torna a ricordare un’emergenza che in Italia continua a colpire con forza. Le statistiche parlano chiaro: quasi una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subito violenza fisica o sessuale. Nei primi sei mesi del 2024, più della metà di chi ha chiesto aiuto al 1522 era madre, e un terzo dei figli coinvolti erano minorenni. Oltre 5.600 bambini sono rimasti segnati, direttamente o come testimoni, da episodi di violenza domestica.

In questo scenario, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai interviene potenziando la rete di protezione attraverso i fondi dell’8×1000: oltre un milione di euro destinato a iniziative che sostengono donne e figli, dal primo soccorso all’autonomia economica.

Un impegno strutturato per accompagnare le vittime verso una nuova vita

«La difesa dei diritti umani è una parte essenziale della nostra missione», spiega Anna Conti, vicepresidente dell’Istituto. «I progetti che sosteniamo con l’8×1000 non si limitano a offrire riparo, ma costruiscono percorsi reali di indipendenza».

Dal 2020 al 2024 la Soka Gakkai ha sostenuto il progetto REAMA di Fondazione Pangea, che ha accompagnato oltre 3.000 donne e quasi 400 minori fuori dalla violenza. Guardando al 2025, l’Istituto amplia ulteriormente la rete con quattro nuovi interventi che coinvolgeranno circa 700 persone.

Uno sforzo importante, in un Paese dove in 111 aree considerate ad alto rischio femminicidio non esiste nemmeno un Centro Antiviolenza. Agire su più livelli – prevenzione, emergenza e ricostruzione – diventa quindi fondamentale.

Pescara: un’équipe di emergenza attiva 24 ore su 24

L’Associazione Ananke ETS, punto di riferimento nel contrasto alla violenza, grazie ai fondi dell’8×1000 ha potenziato i servizi del proprio Centro Antiviolenza. Il progetto prevede una squadra di intervento h24, composta da operatrici, avvocate e psicologhe, pronta a supportare le donne nei momenti più critici dell’allontanamento dal maltrattante.

Accanto alla gestione delle urgenze, nasce anche uno Sportello Autonomia, con percorsi personalizzati per l’inserimento lavorativo, tirocini e supporto psicologico. L’ampliamento degli orari di apertura, la creazione di gruppi di sostegno e la collaborazione con le imprese locali completano un sistema integrato di protezione.

«Questo finanziamento ci permette di rispondere in modo tempestivo e di trasformare i bisogni delle donne in reali possibilità di rinascita», sottolinea Anna Teresa Murolo, responsabile del centro.

Padova: una nuova casa rifugio e supporto psicologico per i bambini

A Padova la cooperativa sociale Gruppo R ha avviato il progetto “Violenza stop. Nuove strade da percorrere”, che integra protezione, sostegno psicologico e reinserimento socio-lavorativo.

La principale novità è l’apertura di Casa Lydia, una quarta struttura protetta che ospita donne con figli, garantendo loro accompagnamento legale, psicologico ed educativo.

Una parte cruciale del progetto riguarda i minori, spesso vittime di violenza assistita. Per loro è previsto un percorso dedicato con psicologhe specializzate, fondamentali per aiutarli a elaborare ciò che hanno vissuto.

«Casa Lydia è un luogo dove le donne e i bambini possono immaginare un futuro diverso», racconta la referente Mariasole Rizzi. «Le loro storie ci ricordano che la libertà non è un sogno, ma un diritto».

Le “figure antenna”: intercettare la violenza nei luoghi quotidiani

La maggior parte delle vittime non arriva mai a denunciare. Per intercettare questo sommerso nasce il progetto “AHIMSA: Dall’ombra alla luce”, promosso dall’Associazione Cante di Montevecchio.

L’idea è semplice e rivoluzionaria: formare persone-inviate speciali, capaci di riconoscere segnali di violenza in contesti comuni come scuole, palestre, farmacie, negozi e luoghi di lavoro. Queste figure offrono un primo ascolto e indirizzano verso i servizi specializzati.

Il progetto coinvolge tre territori – Torino, Pesaro e l’area Catanzaro/Crotone – per sperimentare il modello in realtà molto diverse, con l’obiettivo di renderlo replicabile su scala nazionale.

«Stiamo costruendo una rete informale ma potentissima», spiega il coordinatore Pier Paolo Inserra. «Dalle squadre di volontari a Torino agli studenti universitari in Calabria, ognuno può diventare un punto di riferimento».

Torino: accompagnare la vita dopo la violenza

Il progetto “Safety Net: insieme contro la violenza di genere”, sviluppato da Arci Valle Susa-Pinerolo APS, lavora sulla fase più difficile: la ricostruzione dell’autonomia una volta interrotto il ciclo della violenza.

Le azioni principali prevedono:

  • nuovi sportelli territoriali per raggiungere le donne nelle zone prive di servizi;

  • percorsi di empowerment lavorativo e tirocini realizzati in collaborazione con le imprese locali;

  • creazione di gruppi di condivisione e sostegno alla genitorialità, per combattere l’isolamento;

  • assistenza legale ampliata, con consulenze anche su debiti e difficoltà economiche.

«I cerchi di condivisione diventano spazi di solidarietà dove le donne non sono più sole», spiega la coordinatrice Sonia Però. «E i nuovi sportelli ci permetteranno di intercettare chi, fino a oggi, restava invisibile».

L’8×1000 della Soka Gakkai: un investimento in pace, educazione e dignità

L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, fondato sui principi di pace, cultura ed educazione, utilizza i fondi dell’8×1000 per sostenere progetti che migliorano la società.

Dal 2020 a oggi sono stati finanziati 130 interventi in ambito sociale, ambientale, educativo e culturale, per un totale di oltre 28,7 milioni di euro. Una scelta che riflette la visione umanistica del buddismo di Nichiren Daishonin: costruire una comunità in cui ogni vita sia rispettata.