“Tucker Crowe è la figura più espressiva ed eclettica, benché quasi dimenticata, del panorama rock alternativo a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta” sostiene Chris O’Dowd, che per un attimo si immedesima di nuovo in Duncan. “Ha inciso soltanto un album, intitolato Juliet, che è diventato l’ossessione di molti, compreso il mio personaggio. Poco dopo la realizzazione di questo lavoro, però, Tucker è diventato un eremita e nessuno sa perché. È un po’ come se Van Morrison si fosse ritirato dalle scene dopo l’uscita di Astral Weeks. Ecco perché è una figura che ci ossessiona. Suppongo che l’avvento di Internet abbia alimentato la curiosità sulle teorie riguardo a cosa gli sia successo, cosa rappresenti l’album e chi sia questa Juliet o Julie che dir si voglia. Tucker Crowe è un po’ quel cantante che ascoltavamo senza sosta nel fiore della nostra adolescenza e giovinezza e che non abbiamo mai dimenticato”.

Riflette la Byrne: “Ha un’aura quasi sacrale, mitica, che assume il valore di una storia con tutto il peso che ne deriva. La grande arte è immortale. Buona parte della musica è usa e getta, mentre il vero talento spicca rispetto al resto. Forse sarà un cliché, ma le rock star hanno un qualcosa di estremamente romantico e mitologico, a cui le persone sono devote”.

“Per Duncan l’album è un capolavoro” spiega Jesse Peretz. “Duncan è un tipo arrogante con il pallino per cose sconosciute ai più. Non significa che ci debbano essere sette o otto pezzi pop perfettamente riusciti, ma di certo ci sentiamo in dovere di far sentire dei brani che siano all’altezza di tutto il tempo e le energie che Duncan investe nell’ascolto. È davvero difficile commissionare a qualcuno delle canzoni eccezionali. Ci siamo fatti scrivere qualcosa come otto brani su misura, per cui ora ne abbiamo circa una decina in lizza. Ci siamo concentrati su quelli che funzionavano sia come album sia per le scene del film. In un caso, avevamo trovato una canzone meravigliosa che però non andava bene per nessuna scena”.

Albert Berger sottolinea: “Abbiamo coinvolto Ethan nella scelta della musica; credo che uno dei motivi per cui ha deciso di lanciarsi in questo progetto sia stata l’opportunità di partecipare sia come attore, sia come musicista; è stato davvero fantastico in questo senso”.

Ethan Hawke commenta felice: “Mi sono divertito un sacco a immaginare che tipo di musica potesse scrivere Tucker Crowe. Una delle prime cose che Jesse mi ha chiesto di fare quando abbiamo iniziato a lavorare insieme è stato registrare un paio di canzoni di quello che pensavamo potesse essere l’album di successo del rocker. Ciascuno aveva le proprie idee a riguardo. Circa un anno fa, ho visto i Neutral Milk Hotel; ho degli amici che ne erano letteralmente ossessionati e si chiedevano dove fossero finiti e perché non incidessero più nulla. Mi piace pensare al personaggio di Tucker come a una specie di J.D. Salinger dell’indie rock. Ricordo che Jesse paragonava il suo sound più a quello dei Big Star. Devo dire che la scena musicale dei primi anni Novanta, da Kurt Cobain ai Pearl Jam, è stata parte fondante della mia vita, con quel sound davvero esplosivo. Tanti musicisti diversi avevano successo, anche i meno scontati, dagli Uncle Tupelo ai Jayhawks, e altri grandi gruppi americani. Ma mi sono divertito a fantasticare sul sound di Tucker e i suoi gusti musicali. Nel romanzo ci sono molti indizi in proposito. Per quanto mi riguarda, gli Uncle Tupelo, gli Wilco e il genere alternative country erano senz’altro nelle mie corde. Mi piacevano da morire”.

“Cerchiamo di ragionare spesso sulle influenze musicali durante le prove” ricorda Rose Byrne. “Io continuavo a pensare a Jeff Buckley. Certo, è una storia molto diversa, con tutto un altro finale. Jeff Buckley è passato a miglior vita, ma nel suo potenziale c’era qualcosa che mi ricorda Tucker. Ho l’impressione che ciascuno di noi avesse un’idea leggermente diversa di questo rocker. Per me, il punto di riferimento era Jeff”.

Peretz commenta: “Il libro è abbastanza aperto, con un linguaggio piuttosto soggettivo. Si lascia molto spazio all’interpretazione del lettore. Gli unici indizi presenti sono che si tratta di un cantautore che ha scritto un album sulla fine di una storia, nel quale si respira una certa angoscia. È stato interessante parlare con gli appassionati di musica che hanno letto il libro. Spesso i lettori del romanzo sono anche amanti della musica e, in quanto fan sfegatati, si immedesimano nel personaggio di Duncan. Il bello è che la gente sostiene: ‘Tucker Crowe è Nick Cave’, ‘Tucker Crowe è Bob Dylan’, ‘Tucker Crowe è Alex Jones’. Tutto dipende dai gusti musicali del lettore. Mi pare che siamo rimasti fedeli al libro, ma non sono sicuro che chi andrà a vedere il film penserà: ‘È proprio così che me l’ero immaginato’. È uno degli aspetti critici della trasposizione cinematografica, il fatto che la gente che ha amato il libro abbia una propria idea ben precisa di come dovrebbe essere la musica. Ci sarebbe piaciuto ambientare la storia negli anni Ottanta, come nel romanzo, ma abbiamo dovuto datare il suo ultimo album al 1993, perché dovevamo dare a Ethan Hawke un’età credibile, in modo che fosse abbastanza vecchio da aver inciso un disco di successo e abbastanza maturo da avere qualcosa di interessante da dire”.

“La cosa buffa è che molte delle persone coinvolte in questo progetto sono vere patite della musica” osserva Albert Berger. “Per cui si è arrivati a un punto in cui ciascuno aveva la propria forte opinione, e i pareri erano tutti diversi tra loro. Il supervisore alla musica Maggie Phillips ha chiesto il contributo di una marea di cantautori. Alcuni musicisti sono svettati sugli altri. Robin Hitchcock, Conor Oberst e Ryan Adams hanno dato il loro apporto con dei pezzi fantastici. Nathan Larson, il nostro compositore, ha tirato le fila di tutto nelle sessioni di registrazione con Ethan. Hanno dovuto realizzare sia la versione integrale che quella ‘naked’, cioè acustica, di ciascuna canzone. Alla fine, il ruolo più difficile da assegnare è stato quello della musica originale”.

Peretz aggiunge: “È entusiasmante imbattersi in un pezzo ben riuscito, ma trovare delle canzoni così belle da essere all’altezza dell’ossessione di Duncan è molto più dura di quanto pensassi. Abbiamo dovuto rifiutare parecchi brani pur molto buoni”.

Continua Berger: “Maggie ha trovato un sacco di canzoni meravigliose, scritte da musicisti che ricordano la figura di Tucker Crowe e che sono passate inosservate. Mi esalta sapere che la colonna sonora sarà piena di canzoni che la gente non avrà mai sentito prima”.

Chis O’Dowd è ottimista: “Mi convince molto la premessa del rocker che diventa un eremita. Credo che Jesse abbia fatto un ottimo lavoro finora per quanto riguarda la musica, che sta ancora prendendo forma. Conosco gente davvero ossessionata da questo genere di rock star. Penso che nulla suonerà inappropriato, anzi: calzerà tutto a pennello”.

Aggiunge la Byrne: “Jesse è davvero azzeccato come regista per questo film perché ha una conoscenza musicale enciclopedica e dimostra esperienza e una grande intelligenza cognitiva ed emotiva a riguardo. Proprio come Ethan. Ma Jesse è il nostro capitano e credo abbia svolto egregiamente il suo compito. La musica ha un ruolo fondamentale nel film, così come in tutti i libri di Nick”.

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