Nuova svolta nel caso di Vincent Lambert, il paziente tetraplegico in stato vegetativo da oltre dieci anni che è diventato uno dei simboli più laceranti del dibattito sul fine vita in Francia. La Corte di cassazione ha infatti annullato la decisione con cui la Corte d’appello di Parigi aveva ordinato la ripresa dell’idratazione e dell’alimentazione artificiali, riaprendo così la possibilità di una nuova interruzione dei trattamenti da parte dei medici dell’ospedale di Reims.
La pronuncia dell’Alta corte cambia di nuovo il quadro giuridico e riporta il caso dentro quella zona di conflitto in cui, da anni, si scontrano diritto, medicina, convinzioni religiose e autodeterminazione. Vincent Lambert, ex infermiere psichiatrico, vive in stato vegetativo dal 2008, dopo un grave incidente stradale. Da allora la sua vicenda è diventata il centro di una battaglia familiare e giudiziaria che ha attraversato tribunali, istituzioni e opinione pubblica.
Da una parte c’è la moglie Rachel Lambert, che ha più volte sostenuto la necessità di sospendere le cure, ritenendole una forma di accanimento terapeutico. Dall’altra ci sono i genitori, cattolici molto osservanti, convinti invece che il figlio non debba essere lasciato morire e che la sua condizione non giustifichi l’interruzione dei trattamenti vitali.
La tensione attorno alla decisione è altissima. I legali dei genitori hanno già annunciato che, se un medico dovesse disporre nuovamente lo stop alle cure, presenteranno una denuncia per omicidio premeditato. Una minaccia pesantissima, che mostra quanto il caso Lambert continui a essere percepito non solo come una questione sanitaria, ma come uno scontro totale sul significato stesso della vita, della morte e del limite della medicina.
Secondo il legale della moglie, invece, la nuova sentenza rende possibile l’interruzione dei trattamenti anche in tempi rapidi, in conformità con quanto stabilito dalla Cassazione. Ed è proprio questo il punto che rende la decisione così dirompente: il quadro cambia ancora, ma il conflitto resta intatto.
Il caso Vincent Lambert continua così a rappresentare una fotografia durissima della Francia divisa sul fine vita. Non si discute soltanto di una singola vicenda clinica, ma di una domanda che continua a dividere coscienze, famiglie e istituzioni: quando la cura smette di essere sostegno e diventa ostinazione? E chi ha il diritto di decidere, quando il paziente non può più parlare per sé?






