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Istigazione al suicidio. Avviso di garanzia a presidente Exit

A Emilio Coveri, presidente di Exit-Italia, è stato notificato dai carabinieri di Torino un avviso di garanzia emesso dalla Procura di Catania nell’ambito della vicenda di un’insegnante siciliana morta lo scorso anno in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito.

Il caso è tornato all’attenzione pubblica dopo il racconto della famiglia della donna durante una puntata di Chi l’ha visto?. L’ipotesi di reato contestata a Coveri è quella di istigazione al suicidio.

Coveri ha spiegato di non rinnegare il proprio comportamento e di aver dato alla donna le informazioni che lei stessa aveva richiesto. Secondo il presidente di Exit-Italia, l’insegnante non soffriva di depressione, ma di una malattia molto grave che le aveva compromesso in modo profondo la qualità della vita e la possibilità di continuare a lavorare.

L’uomo ha raccontato di aver conosciuto la donna nell’agosto del 2017, quando si era iscritta all’associazione per ricevere informazioni sul suicidio assistito. In quell’occasione, le avrebbe indicato tre cliniche svizzere da contattare, tra cui la Dignitas di Zurigo, poi scelta dalla donna.

Secondo Coveri, il punto centrale della vicenda è il diritto della persona a decidere autonomamente della propria vita e del proprio fine vita. Ha inoltre sottolineato che la donna aveva formalizzato le proprie volontà anche attraverso un testamento biologico.

Il presidente di Exit-Italia ha criticato duramente l’atteggiamento dei familiari, sostenendo che si sarebbero opposti alla decisione della donna di morire in modo dignitoso. Ha anche ribadito che in Italia continua a mancare una risposta legislativa chiara su questi temi, costringendo molte persone a rivolgersi a strutture estere con costi elevati e percorsi complessi.

Coveri ha infine ricordato l’impegno dell’associazione per una legge italiana sul fine vita, spiegando di aver consegnato mesi fa una proposta ai gruppi parlamentari, senza aver ricevuto finora risposte concrete.

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