La più crudele ironia della storia di Myrtle Corbin, passata alla fama come la donna dalle quattro gambe, è che tra tutti e quattro gli arti inferiori soltanto uno dei suoi piedi era davvero ben formato. Camminare, per lei, non era affatto semplice. E quelle due gambe in più che spuntavano sotto l’orlo degli abiti, suscitando stupore e sgomento ovunque andasse, in realtà non appartenevano completamente a lei, ma a una gemella dipigo, un corpo gemello rimasto sviluppato solo dalla vita in giù.
Quella sorella incompleta, fusa a Myrtle in una forma tanto rara quanto inquietante, possedeva due arti inferiori piccoli e imperfetti, con appena tre dita per piede. Myrtle riusciva a muoverli, a controllarli in parte, ma non poteva usarli davvero per camminare. Il suo corpo, insomma, appariva al pubblico come una meraviglia mostruosa della natura, ma per lei era soprattutto una prigione complessa, un equilibrio difficile tra spettacolo e fatica quotidiana.
Eppure proprio quella condizione la rese celebre. Divenne una delle attrazioni più osservate nei circuiti di P.T. Barnum e dei Ringling Bros, dove veniva esibita come fenomeno vivente. Sul palco, le gambe supplementari venivano vestite con scarpe e calze uguali alle sue, trasformando il suo corpo in una visione quasi irreale, a metà tra prodigio medico e apparizione da incubo vittoriano. Il pubblico accorreva per guardarla, per stupirsi, per cercare di capire dove finisse il corpo di una donna e dove iniziasse l’enigma di una creatura doppia. E Myrtle, in cambio, guadagnava una somma altissima per l’epoca, ben 450 dollari a settimana.
Ma la parte più sconvolgente della sua storia iniziň fuori dal tendone, quando la curiosità da fiera lasciò spazio a una realtà ancora più singolare. Myrtle si sposò con un medico e diede alla luce cinque figli. Ed è qui che il racconto si fa ancora più perturbante. Perché la gemella dipigo non possedeva soltanto due arti inferiori, ma anche un apparato genitale formato, con una vagina che avrebbe avuto un proprio ciclo mestruale. Da qui nacque una delle voci più insistenti e più misteriose legate alla sua vicenda: che alcuni dei figli potessero essere nati proprio da quel secondo organo.
La cosa non fu mai confermata in modo definitivo, e resta sospesa tra cronaca medica e leggenda anatomica. Tuttavia, per quanto incredibile possa sembrare, venne ritenuta da alcuni una possibilità compatibile con quella straordinaria conformazione del corpo. È questo che rende la figura di Myrtle Corbin così inquietante ancora oggi. Non soltanto l’aspetto, non soltanto il lato spettacolare, ma il fatto che il suo corpo sembrasse custodire una doppia vita, una seconda presenza silenziosa, quasi una sorella rimasta intrappolata in lei senza mai scomparire del tutto.
La storia di Myrtle non è solo quella di un raro caso medico. È il racconto di una donna costretta a convivere con un enigma incarnato, con una forma di alterità cucita addosso fin dalla nascita. E forse è proprio questo a renderla così memorabile: il sospetto che dentro quel corpo osservato come curiosità da baraccone si nascondesse qualcosa di più profondo e più triste, una dualità che nessun pubblico avrebbe mai potuto comprendere davvero.






