Nell’estate del 1835 il pubblico newyorkese rimase senza fiato di fronte a una notizia che sembrava destinata a cambiare la storia della scienza. Il quotidiano The New York Sun pubblicò una serie di articoli che raccontavano di una straordinaria scoperta: il celebre astronomo John Herschel, grazie a un potentissimo telescopio in Sudafrica, avrebbe avvistato forme di vita sulla superficie della Luna.
Secondo i resoconti, sulla Luna si trovavano laghi scintillanti, pianure fiorite, animali esotici simili a unicorni e persino creature alate dall’aspetto umano, ribattezzate “uomini-pipistrello”. Una cronaca dettagliata e suggestiva, capace di accendere la fantasia di un pubblico assetato di meraviglie.
La notizia ebbe un successo clamoroso. Migliaia di copie del giornale andarono a ruba: era l’epoca della stampa popolare, e The Sun riuscì a superare la concorrenza proprio grazie a questa trovata sensazionale. Per giorni, le strade e i salotti di New York si riempirono di discussioni sulle presunte civiltà lunari.
La verità, però, era molto diversa. Non c’era alcun telescopio miracoloso, nessuna nuova forma di vita extraterrestre. Si trattava di un’invenzione redazionale, una delle prime grandi fake news della storia moderna, costruita ad arte per aumentare le vendite e catturare l’attenzione del pubblico.
Col tempo, lo scandalo emerse. Ma l’eco di quella bufala non si spense subito: rimase impressa come uno degli episodi più curiosi della storia del giornalismo, un esempio di come il confine tra informazione e intrattenimento potesse diventare labile già nell’Ottocento.
Più che una frode, molti storici oggi vedono in quella vicenda un’anticipazione della fantascienza moderna. La “Great Moon Hoax” non portò scoperte scientifiche reali, ma ci ricorda che i lettori dell’Ottocento non erano molto diversi da noi: pronti a meravigliarsi, a sognare e, qualche volta, a credere troppo facilmente a ciò che leggono sui giornali.
