Dietro la retorica della “sostenibilità” e della “sicurezza”, il governo Meloni continua a sostenere e alimentare l’apparato bellico israeliano, rendendosi complice del massacro in corso contro il popolo palestinese. Al centro di questa rete c’è Leonardo Spa, ex Finmeccanica, colosso europeo delle armi di cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze detiene oltre il 30% delle quote. Una partecipazione che rende lo Stato italiano non solo azionista, ma diretto responsabile di ciò che questa azienda produce e vende.

Leonardo ama definirsi un player globale dell’aerospazio, difesa e sicurezza, insistendo sulla propria immagine “green” e tecnologica. La realtà, però, è ben diversa: oltre l’80% del suo fatturato deriva dal settore militare, e quasi la totalità dei clienti è costituita da governi impegnati in conflitti. Negli ultimi decenni, l’azienda ha dismesso quasi ogni settore civile per concentrarsi esclusivamente sulla guerra.

La complicità con Israele non è solo commerciale ma strutturale. Dal 2022, Leonardo è presente direttamente nel Paese grazie all’acquisizione di RADA Electronic Industries, specializzata in radar tattici anti-droni e sistemi di protezione attiva per veicoli blindati. Dalla fusione con Leonardo DRS è nata DRS RADA Technologies, con tre stabilimenti in Israele e centinaia di dipendenti. Non un semplice fornitore, dunque, ma un ingranaggio interno del sistema militare-industriale israeliano.

I prodotti di Leonardo hanno avuto un ruolo concreto nella guerra su Gaza. I blindati Eitan delle Israel Defence Forces, equipaggiati con sistemi di protezione attiva e radar firmati DRS RADA, sono stati impiegati fin da subito nell’invasione della Striscia, a seguito dell’attacco del 7 ottobre. Lo stesso vale per i bulldozer corazzati Caterpillar D9, macchine da guerra utilizzate per radere al suolo case e infrastrutture palestinesi, anch’essi dotati di sistemi sviluppati da Leonardo. Questi mezzi – come spesso accade nell’industria bellica – vengono presentati come “battle tested”: collaudati direttamente sulla pelle dei civili palestinesi.

Ma la lista non si ferma qui. Attraverso la controllata DRS Sustainment Systems, con sede negli Stati Uniti, Leonardo fornisce alle IDF gli speciali carrelli capaci di trasportare blindati e bulldozer di oltre 70 tonnellate. Un contratto da oltre 15 milioni di dollari, finanziato tramite le Foreign Military Sales americane, è stato siglato alla fine del 2023 e prevede la consegna di decine di esemplari entro il 2026.

Questa fitta rete di forniture dimostra che le mani di Leonardo – e quindi dello Stato italiano – sono sporche del sangue di Gaza. Non si tratta di rapporti occasionali o marginali, ma di una presenza industriale radicata e di una collaborazione strutturale che lega indissolubilmente l’Italia al genocidio in corso.

Eppure il governo Meloni continua a negare ogni responsabilità, mentre difende il Memorandum militare Italia-Israele e ignora le richieste, arrivate anche da gran parte dell’Unione Europea, di sospendere gli accordi con Tel Aviv. Così, mentre decine di migliaia di palestinesi vengono uccisi o ridotti alla fame, l’Italia si presenta al fianco di Israele non solo come alleato politico, ma come fornitore di armi e complice diretto della sua macchina di morte.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.