L’enigma dell’encefalite letargica, conosciuta anche come “malattia del sonno” o morbo di von Economo, rimane una delle pagine più oscure e affascinanti della medicina del Novecento. Tra il 1915 e il 1927 si diffuse in tutto il mondo, colpendo oltre un milione di persone e provocando più di 500.000 morti. Chi riusciva a sopravvivere, spesso restava segnato per sempre, con disabilità fisiche e psichiche che impedivano di tornare a una vita normale.
I sintomi erano spaventosi e variabili: febbre alta, mal di gola, mal di testa, una stanchezza profonda che si trasformava in torpore, rigidità e catatonia. In molti casi i pazienti entravano in uno stato simile al coma, restando immobili e senza parola. Altri manifestavano tremori, comportamenti psicotici, crisi oculari e vocali incontrollabili. Nei bambini, soprattutto maschi tra i 5 e i 18 anni, si osservavano mutamenti drastici della personalità: dall’irrequietezza alla violenza, fino a quella che i medici dell’epoca descrissero come “follia morale”. Negli adulti, le conseguenze potevano trasformarsi in depressione, psicosi e sindromi parkinsoniane.
Le cause restano ancora oggi un mistero. Per anni si è pensato a un legame con la pandemia di influenza spagnola del 1918, ma la comunità scientifica tende a escludere un rapporto diretto. Alcuni studi hanno ipotizzato un’origine autoimmune, altri hanno chiamato in causa virus e batteri. Nel 2010, l’analisi di vecchi campioni fece emergere un enterovirus come possibile responsabile, ma l’enigma non è mai stato del tutto risolto.
Durante l’epidemia non esisteva alcuna cura specifica. Molti dei sopravvissuti, apparentemente guariti, negli anni svilupparono gravi complicazioni neurologiche, soprattutto forme simili al Parkinson. Negli anni Sessanta il neurologo Oliver Sacks tentò di trattare alcuni pazienti con L-DOPA: i risultati furono inizialmente straordinari, ma purtroppo di breve durata. Oggi i casi sono rarissimi, ma la malattia non è scomparsa del tutto.
L’epidemia apparve improvvisamente durante la Prima guerra mondiale e scomparve con la stessa rapidità alla fine degli anni Venti, senza che nessuno riuscisse mai a spiegare il perché. È rimasta nella memoria collettiva come una pandemia dimenticata, un monito della nostra vulnerabilità di fronte ai misteri della natura. A un secolo di distanza, l’encefalite letargica continua a ricordarci che, per quanto la scienza sia avanzata, non sempre è in grado di dare risposte immediate a fenomeni tanto complessi e imprevedibili.
