C’è una tromba che suona come un manifesto politico, un casello ferroviario occupato che diventa simbolo di resistenza e un musicista che trasforma la sua vita in un atto artistico e civile. Giro di Banda, diretto da Daniele Cini e prodotto da Dinamo Film, non è un semplice documentario musicale: è il ritratto vibrante e necessario di un uomo che ha scelto la strada più impervia, quella della libertà.
Il film segue Cesare Dell’Anna, trombettista salentino cresciuto nella tradizione bandistica di paese e diventato poi alfiere di una musica che fonde jazz, folk balcanico, reggae, elettronica, improvvisazione. La regia di Cini riesce a catturare non solo la potenza esplosiva delle performance di Dell’Anna, ma anche la sua dimensione più intima: quella di un artista che non ha mai separato vita e musica, ricerca estetica e impegno politico.
Il punto di forza del documentario è la sua capacità di raccontare un percorso umano e collettivo. Non ci sono solo le note della tromba, ma il sogno dell’Albania Hotel, la casa-laboratorio multiculturale nata negli anni ’90; c’è l’esperienza di Opa Cupa, ensemble che ha fatto ballare mezza Europa; ci sono le collaborazioni con grandi artisti e i progetti sociali nelle carceri, con i ragazzi, nei quartieri più difficili. Tutto questo emerge con una vitalità contagiosa, senza retorica, ma con il coraggio di mostrare le contraddizioni.
La regia alterna piani ravvicinati e momenti corali, restituendo allo spettatore la sensazione di trovarsi dentro quella musica, dentro quel mondo in continuo fermento. Giro di Banda diventa così anche un film sul potere trasformativo dell’arte: la musica di Dell’Anna non è evasione, ma strumento per creare comunità, per dare voce a chi non ce l’ha, per immaginare un futuro diverso.
La grandezza del documentario sta nel non mitizzare il suo protagonista, ma nel mostrarne la fragilità, la fatica, le battaglie quotidiane. Dell’Anna appare come un uomo che non ha paura di sporcarsi le mani, di sbagliare, di rischiare, pur di restare fedele a un’idea radicale di libertà.
In un panorama culturale che spesso premia l’omologazione, Giro di Banda è un atto di resistenza. È un film che emoziona, che fa riflettere e che, soprattutto, restituisce al pubblico il ritratto di un artista necessario: Cesare Dell’Anna, con la sua tromba ribelle, ci ricorda che la musica può ancora essere un gesto politico, un grido di appartenenza e un invito alla rivoluzione interiore.





