Care cittadine e cari cittadini,
la parola politica nasce dall’antica Grecia e significa “le cose della città”: la pólis, cioè la comunità che vive, discute, si prende cura di sé stessa. Per i Greci, fare politica non voleva dire schierarsi con una parte contro un’altra, ma occuparsi del bene comune, custodire la giustizia, costruire convivenza. Aristotele diceva che l’uomo è zoon politikón, un “animale politico”, perché solo nella comunità, nella relazione con gli altri, può realizzarsi pienamente.
Oggi, anche in un piccolo borgo come Alfedena, questa parola torna a vibrare di significato. Politica è la scuola che funziona, la strada sicura, il bosco protetto, la mano tesa a chi resta indietro. Non è un concetto astratto, ma la cura concreta della vita quotidiana.
Eppure la politica non riguarda solo il nostro paese: la vediamo anche nelle tragedie che colpiscono il mondo, come il conflitto tra Israele e Palestina, dove il fallimento del dialogo e il prevalere della violenza hanno trasformato la politica in guerra, la pólis in campo di battaglia. Lì dove la politica dovrebbe custodire la vita, si consuma invece distruzione.
Per questo, quando un’associazione come L’Alchimista APS sceglie di schierarsi per i diritti, fa politica nel senso più autentico e originario. E lo fa rimanendo “apolitica” nel senso corrente: non seguiamo un partito, né di destra né di sinistra, ma ci poniamo dalla parte dei principi universali che non hanno colore politico: la pace, il diritto alla vita, l’autodeterminazione dei popoli, il rispetto, l’inclusività.
Chi, nell’ombra, critica questo impegno, somiglia un po’ allo “scemo del paese”: privo di cultura, che con una retorica vuota, pretende di ergersi a difensore di una presunta neutralità, quando in realtà ha speso la vita solo per i propri interessi personali. La vera neutralità non è indifferenza, né vigliaccheria: è avere il coraggio di dire “questa è la mia posizione” e di accettare il confronto. Chi non accetta il confronto teme di essere smentito, e dimostra così che le proprie presunte idee non sono altro che un mucchio di fuffa inconsistente.
E spesso, nelle piccole comunità, questa incapacità di confronto si manifesta anche nei piccoli gesti quotidiani, apparentemente banali ma profondamente rivelatori: come togliere il saluto. Un atto tanto stupido quanto vuoto, che non costruisce nulla e che rappresenta perfettamente la paura del dialogo e la povertà del pensiero.
Difendere un’idea significa invece metterci la faccia, discutere, confrontarsi. Accettare il dibattito.
Per questo, anche qui ad Alfedena, crediamo che la politica non sia mai un lusso o una perdita di tempo: è la forma più alta di responsabilità. È scelta, coraggio, cura. Ed è il nostro modo di dire che non resteremo mai indifferenti davanti all’ingiustizia.
Con rispetto e con fermezza,
Gianni Leone
