Virginia Tonelli appartiene a quella rara categoria di donne che non attraversano la storia ma la reggono sulle spalle. La sua vita non fu mai semplice. Rimasta orfana di padre iniziò a lavorare a soli undici anni per sostenere la famiglia e quel senso di responsabilità precoce la seguì per tutta la vita trasformandosi in impegno politico e civile. Quando la guerra travolse l’Italia Virginia scelse senza esitazioni da che parte stare. Non cercava eroismi né riconoscimenti ma giustizia e libertà e per questo si mise al servizio della Resistenza con un coraggio naturale quasi quotidiano portando stampa clandestina tra una città e l’altra raccogliendo fondi sostenendo chi combatteva e organizzando gruppi di donne contro l’invasore. Era una forza silenziosa ma instancabile. Quando venne arrestata a Trieste la torturarono per dieci giorni infliggendole violenze che avrebbero spezzato chiunque ma da lei non ottennero nulla neppure un nome neppure una parola. Non si trattò di ostinazione ma di lucidità. Sapeva che parlare avrebbe significato condannare altri e preferì tacere anche mentre il suo corpo cedeva. L’undicesimo giorno la portarono alla Risiera di San Sabba e la uccisero nel modo più atroce che si possa immaginare. Aveva trentasei anni e una forza morale che oggi sembra appartenere a un’epoca lontana. La verità è che Virginia non è solo una figura storica ma un modello umano e civile che costringe a interrogarsi sul presente. Oggi assistiamo spesso a un panorama politico dove alcune figure pubbliche non mostrano nemmeno una frazione della responsabilità che animò la sua vita. Persone che ricoprono ruoli istituzionali trattati come un privilegio personale invece che come un impegno verso lo Stato. Comportamenti impulsivi o sprezzanti delle regole scelte discutibili fatte in nome di una visibilità momentanea decisioni che piegano la legge ai propri interessi e che finiscono per offendere l’idea stessa di democrazia. Non è una questione di schieramenti è una questione di statura morale. Virginia non aveva incarichi prestigiosi né potere ma aveva integrità e senso del dovere. Non cercava di apparire ma di proteggere. Non parlava di patria la serviva concretamente. Se oggi il confronto con certe figure che rivestono cariche pubbliche appare impietoso non è perché quelle persone appartengono a questo o quel campo politico ma perché manca loro ciò che caratterizzò l’esistenza di Virginia Tonelli il coraggio di mettere la comunità prima di sé il rispetto profondo della legge e della dignità altrui la capacità di sacrificare qualcosa per un bene più grande. Ricordarla significa riconoscere che la democrazia non vive di slogan ma di persone come lei capaci di scegliere la rettitudine mentre tutto intorno crollava. E significa anche ricordare alla politica contemporanea che la grandezza non nasce dal potere ma dalla responsabilità. Chi oggi ricopre un ruolo istituzionale dovrebbe guardarsi allo specchio e chiedersi sinceramente se sarebbe disposto a rinunciare a qualcosa per difendere lo Stato così come fece Virginia che rinunciò alla vita pur di non tradire nessuno. Il suo esempio rimane una misura con cui giudicare il presente e a volte una misura scomoda perché rende evidente quanto certi comportamenti siano distanti anni luce dall’etica che dovrebbe guidare chi rappresenta le istituzioni.
