Pubblichiamo per intero e senza alcuna modifica la risposta.
Buongiorno, sono Giovanni Galimberti, di Molteno, capogruppo della minoranza.
Complimenti per l’articolo, perché è scritto bene e restituisce tante sfumature reali del paese.
Permettetemi solo una precisazione, perché guardando Molteno da dentro la prospettiva è un po’ diversa.
Qui non c’è nessuno che contesta Battisti, né la sua grandezza, né il fatto che abbia scelto questo posto per vivere lontano dai riflettori.
Anzi: il legame affettivo con quell’esperienza è fortissimo e nessuno lo nega.
La discussione è nata non dal “se” ricordarlo, ma dal “come”.
Cambiare il nome a una via dove abitano famiglie, attività, una cooperativa e persone che attraversano percorsi delicati significa toccare anche la loro quotidianità.
Ed è normale che chi ci vive chieda almeno di essere coinvolto prima, non informato a cose fatte.
Tutto qui. Non è una battaglia identitaria né una crociata contro la memoria di Battisti.
Inoltre, e questo è un punto importante, non serve per forza una via per onorare qualcuno.
Molteno ha già ospitato per anni un festival che portava qui migliaia di persone e grandi artisti; esistono idee, luoghi e spazi pubblici dove si può raccontare Battisti in modo più profondo di una targa su un muro.
Si può costruire qualcosa che resti, che parli di musica, di storia, di creatività.
Una via è una possibilità, non l’unica né necessariamente la migliore.
Sul numero delle firme: tra chi non risulta residente ci sono anche gli ospiti della cooperativa, persone che abitano lì ogni giorno pur non avendo residenza anagrafica.
Quindi il loro punto di vista non è affatto “estraneo” alla via.
Il dibattito nazionale ha un po’ schiacciato questa complessità, raccontando Molteno come un paese che “rifiuta Battisti”.
Non è così.
La verità è molto più semplice e molto più rispettosa: si chiede partecipazione.
E si chiede che un gesto simbolico così forte non arrivi dall’alto, ma nasca insieme alla comunità che quel gesto dovrebbe rappresentare.
Molteno troverà la sua risposta, sì.
Ma sarà la risposta di chi qui ci vive davvero, non di uno slogan.
