La storia della famiglia anglo-australiana che da tempo vive nei boschi di Palmoli è entrata in una fase decisiva con il trasferimento dei tre figli in una struttura protetta, disposto dal tribunale per i minorenni dell’Aquila ed eseguito nelle ultime ore. I bambini, che fino a ieri abitavano in una casa colonica isolata insieme ai genitori, sono stati accompagnati in una comunità a Vasto, dove la madre potrà restare accanto a loro durante il periodo di osservazione stabilito dal decreto. Il padre, invece, ha fatto rientro nell’abitazione per occuparsi degli animali e degli oggetti della famiglia rimasti nella proprietà rurale.
La coppia, composta da una ex istruttrice di equitazione australiana e da un ex commerciante britannico, aveva scelto Palmoli proprio per condurre una vita basata sull’autosufficienza. Niente corrente elettrica, niente acqua corrente, né collegamenti al gas: una scelta che i genitori descrivono come un rifiuto consapevole delle comodità moderne e un ritorno a ritmi più lenti, dove natura, famiglia e animali sono al centro di tutto. I tre figli — una bambina di otto anni e due gemelli di sei — seguivano un percorso educativo domestico, con lezioni private e una metodologia alternativa all’istruzione tradizionale, lontani dalle scuole e dai contesti urbani.
Il trasferimento è avvenuto al termine di una giornata complessa. Le auto dei servizi sociali e dei carabinieri hanno raggiunto la casa a fine pomeriggio, mentre pioveva e la luce iniziava a calare. Ad assistere c’erano anche il sindaco, l’avvocato della famiglia e la curatrice speciale nominata dal tribunale. L’intervento è stato condotto con toni pacati e senza forzature, ma per la famiglia è stato comunque un momento emotivamente intenso. La madre ha raccolto in pochi minuti lo stretto necessario per la notte: pigiami, spazzolini e qualche frutto da mettere negli zainetti. Ha cercato di mantenere la calma parlando ai figli con voce tranquilla, invitandoli a vivere quel momento come un passaggio temporaneo, rassicurandoli con abbracci e sorrisi nonostante la tensione.
Chi ha assistito alla scena racconta che i bambini sono apparsi sereni, con la naturale spontaneità di chi non comprende ancora fino in fondo l’importanza di ciò che sta accadendo. Hanno persino proposto un gioco per alleggerire l’attesa prima della partenza. La madre li ha accompagnati personalmente fino alla struttura e dormirà con loro, per garantire continuità emotiva e ridurre il rischio di traumi o paure.
Il padre, rimasto indietro mentre il pulmino si allontanava, ha dichiarato di voler portare il prima possibile abiti, libri e oggetti personali per aiutare i figli a sentirsi più a casa. Ha spiegato che la decisione è stata vissuta come dolorosa, ma ha scelto di restare collaborativo e presente, sia per i bambini che per gli animali, parte integrante della loro vita quotidiana. La coppia ribadisce di essere una famiglia unita e di voler continuare a vivere in modo onesto, semplice e rispettoso della natura, pur confrontandosi ora con un percorso legale e istituzionale complesso.
La misura adottata dal tribunale non è stata motivata da episodi di violenza o maltrattamento, ma nasce dall’esigenza di valutare la sostenibilità nel lungo termine dello stile di vita scelto dalla famiglia, in particolare rispetto alle necessità educative, igieniche e relazionali dei minori. Il periodo in struttura servirà a osservare la situazione da vicino, raccogliere valutazioni professionali e stabilire una linea futura che possa tutelare al meglio i bambini. La difesa legale della coppia sta intanto valutando la possibilità di presentare ricorso.
La vicenda ha attirato attenzione a livello locale e nazionale, generando migliaia di commenti e petizioni a sostegno della famiglia. In molti considerano la loro scelta una forma genuina di vita libera e consapevole, capace di mettere al centro valori antichi come il contatto con la terra, il tempo passato all’aperto e l’autonomia. Altri, invece, temono che l’assenza di servizi essenziali e l’isolamento possano limitare la crescita dei bambini e la loro integrazione sociale.
La discussione che ne deriva è profonda e tocca temi che vanno oltre il singolo caso: la libertà delle famiglie di scegliere forme di vita alternative e, parallelamente, il dovere delle istituzioni di garantire che l’infanzia si svolga in contesti considerati adeguati e sicuri.
In questo intreccio di diritti e responsabilità, si confrontano due visioni diverse ma non necessariamente opposte. Una vede nella vita nei boschi un progetto educativo diverso ma autentico; l’altra sottolinea la necessità di socialità, istruzione regolamentata e condizioni igienico-sanitarie garantite. Al di là delle opinioni, ciò che oggi appare centrale è proteggere serenità e benessere dei bambini, cercando un equilibrio tra la libertà di una famiglia di vivere come crede e le garanzie richieste dalle norme per tutelare i minori.
Il futuro della famiglia resta aperto e sarà determinato dalle prossime valutazioni, ma in questo momento la priorità condivisa sembra essere una sola: non spezzare legami affettivi e accompagnare i bambini in un percorso che permetta loro di crescere amati, protetti e ascoltati.
