Scappo Per Cantare non è solo una ristampa: è il ritorno in superficie di un reperto sonoro che sembrava destinato a restare nei mitologi dei collezionisti. Giuliano Sorgini firma un album che respira la stessa aria acida, hypnotica e sognante delle sue opere più visionarie, ma con una delicatezza quasi liturgica. È un viaggio sonoro che non segue il filone dell’esotismo facile o del groove da catalogo: costruisce mondi sospesi, paesaggi interiori, microscopiche rivoluzioni armoniche.
Il cuore del disco è una sinergia invisibile. Nonostante sul frontespizio compaia solo Sorgini, le ombre luminose di Alessandro Alessandroni scorrono ovunque: dalle dodici corde che sembrano disegnare l’orizzonte, alle chitarre elettriche distorte che bucano la tela, fino al fischio malinconico che diventa firma emotiva. Non è una collaborazione dichiarata, ma una fusione creativa che sfida l’attribuzione: negli anni in cui i due operavano sotto pseudonimi, le identità sonore si intrecciavano fino a confondersi.
Qui la psichedelia non urla, fluttua. È una calma alterata, più vicina a un sogno lucido che a un trip esplosivo. Le tracce si muovono tra lounge ipnotico, folk immaginario e contaminazioni rock che alludono alla scena internazionale dell’epoca, ma restano profondamente italiane nel gusto cinematografico e nella cura del dettaglio. È musica che non cerca di intrattenere, ma di evocare: atmosfere, rituali, visioni.
L’edizione attuale, ripresa dai nastri originali e pubblicata in LP, non restituisce solo un documento sonoro, ma un pezzo di storia ricucito con rispetto. La nuova veste grafica firmata da Eric Adrian Lee non è un revival estetico, ma un ponte immaginifico che prolunga la vibrazione psichedelica del disco.
Scappo Per Cantare è la prova di come la library italiana non fosse mai “musica di servizio”, ma un laboratorio di idee, un luogo in cui sperimentare senza chiedere permesso. Un tesoro riscoperto, ma soprattutto un ascolto che oggi torna a suonare vivo, libero, necessario.
