In Svezia esiste un ampio consenso sul diritto dei pazienti capaci di intendere e di volere a interrompere i trattamenti che li tengono in vita. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Medical Ethics, che ha indagato l’opinione di medici e cittadini sul delicato tema della sospensione delle terapie salvavita su richiesta del paziente.
La ricerca, condotta dal Karolinska Institutet di Stoccolma, ha coinvolto oltre 1.200 cittadini e un numero analogo di medici appartenenti a diverse specializzazioni. Ai partecipanti è stato sottoposto un questionario basato su tre casi clinici esemplari: una donna anziana in dialisi con diabete e grave insufficienza renale, un uomo giovane in dialisi con precedenti tentativi di suicidio e un uomo tetraplegico dipendente da un respiratore artificiale.
Agli intervistati è stato chiesto di valutare la sospensione dei trattamenti e di definire eticamente questo atto. In tutti e tre i casi, la maggioranza sia dei medici sia dei non medici si è espressa a favore della possibilità di interrompere le terapie, ritenendo questa scelta legittima e moralmente difendibile.
Il consenso è risultato particolarmente alto nel caso della donna anziana in dialisi, dove la sospensione del trattamento è stata giudicata giustificata dall’88% dei medici e dal 77% dei cittadini. Anche negli altri due scenari, le percentuali restano elevate, confermando una tendenza chiara a favore dell’autodeterminazione del paziente.
Un dato significativo riguarda il modo in cui viene percepita questa pratica. Nessun medico ha definito la sospensione dei trattamenti come omicidio, né volontario né colposo. Solo una minima parte dell’opinione pubblica ha usato questa definizione.
Più complesso, invece, il rapporto con il termine eutanasia. Una parte minoritaria ma non irrilevante dei cittadini ha definito la sospensione dei trattamenti come un atto eutanasico in tutti i casi proposti. Anche tra i medici questa definizione compare, soprattutto nel caso del paziente tetraplegico attaccato al respiratore. Tuttavia, ciò che colpisce è che anche tra coloro che usano il termine eutanasia molti si dichiarano comunque favorevoli alla libertà di scelta del paziente.
Gli autori dello studio concludono quindi che in Svezia esiste una maggioranza netta, sia nel mondo medico sia nella popolazione generale, favorevole al diritto dei pazienti coscienti di rifiutare o interrompere trattamenti vitali. E che, anche quando questa decisione viene associata all’eutanasia, non viene necessariamente considerata per questo eticamente inaccettabile.






