Quali differenze esistono, sul tema del suicidio medicalmente assistito, tra gruppi etnici diversi? A questa domanda ha provato a rispondere uno studio dell’Università del Texas a San Antonio, che ha analizzato opinioni, condizioni di salute e religiosità in due gruppi di persone anziane.
La ricerca ha preso in esame pazienti tra i 60 e gli 89 anni, confrontando un gruppo di ispanici di origine messicana con un gruppo di bianchi non ispanici. L’obiettivo era capire come venisse percepita la possibilità, prevista in alcuni contesti normativi, che un paziente terminale con aspettativa di vita inferiore a sei mesi e sottoposto a gravi sofferenze possa chiedere a due medici una prescrizione di farmaci letali.
Il dato emerso è sorprendente, perché va contro uno stereotipo piuttosto diffuso: il gruppo di origine messicana si è mostrato più favorevole al suicidio medicalmente assistito rispetto al gruppo dei bianchi non ispanici. I favorevoli risultano infatti il 52,7% tra gli ispanici contro il 33,7% tra i non ispanici bianchi.
All’interno del gruppo ispanico, il sostegno alla pratica è risultato più forte soprattutto tra gli uomini. Nel gruppo dei bianchi non ispanici, invece, l’atteggiamento favorevole è apparso più legato a un livello più basso di religiosità. Il sesso e il rapporto con la religione emergono quindi come fattori importanti nel modellare le opinioni, anche se in modi diversi tra i due gruppi osservati.
Secondo i ricercatori, si tratta di un risultato particolarmente significativo perché è la prima volta che un’indagine mostra una maggiore apertura al suicidio medicalmente assistito tra cittadini ispanici, generalmente ritenuti più vicini a una cultura cattolica tradizionalmente contraria a questa pratica.
Lo studio suggerisce quindi che le posizioni sul fine vita non possono essere spiegate soltanto con appartenenze religiose o culturali generiche. Anche all’interno di comunità considerate più conservatrici possono emergere orientamenti diversi, legati all’esperienza personale, al genere, alla percezione della sofferenza e all’idea di autonomia nella fase finale della vita.






