La clinica svizzera Dignitas, specializzata nell’assistenza al suicidio, è finita sotto indagine per aver aiutato a morire un cittadino spagnolo affetto da schizofrenia paranoica.
Il nodo centrale della vicenda riguarda la legge svizzera, secondo cui il suicidio assistito non è punibile solo se il paziente è pienamente capace di comprendere il significato e le conseguenze delle proprie azioni. Proprio su questo punto si concentra ora l’attenzione delle autorità.
Secondo quanto emerso, il rapporto presentato da Dignitas per descrivere le modalità del decesso e adempiere agli obblighi di legge conteneva uno spazio molto limitato dedicato alla condizione psichica ed emotiva del paziente. Un elemento che ha sollevato forti dubbi sulla correttezza della procedura seguita.
Le autorità mediche svizzere hanno avviato accertamenti e parlano già di possibile grave negligenza professionale da parte del medico che ha prescritto i farmaci letali. Al centro delle contestazioni c’è il sospetto che non sia stata svolta una valutazione sufficientemente approfondita del quadro psichiatrico del paziente prima di autorizzare il percorso verso il suicidio assistito.
Il caso riapre così una questione molto delicata: quella del confine tra autodeterminazione e vulnerabilità psichica, soprattutto quando si parla di fine vita e di pazienti con disturbi mentali gravi.






