La crisi a Gaza si è ulteriormente aggravata dopo che Hamas ha diffuso un fotomontaggio con le immagini di 47 ostaggi, accompagnato dal messaggio “foto d’addio”. Il gruppo palestinese ha accusato il premier israeliano Benjamin Netanyahu di rifiutare il cessate il fuoco e di mettere a rischio la vita dei rapiti, mentre l’offensiva israeliana su Gaza City continua senza sosta.

Secondo fonti militari, prima dell’inizio dell’operazione a Gaza City circa 20 dei 47 ostaggi sarebbero stati ancora vivi. Alcuni di loro, però, sarebbero stati spostati nei tunnel sotterranei o posizionati come scudi umani, una tattica che complica l’avanzata delle forze israeliane.

Pressioni su Il Cairo

Parallelamente, Netanyahu avrebbe chiesto all’amministrazione Trump di intervenire sull’Egitto per ridimensionare il recente rafforzamento militare nel Sinai. Israele accusa Il Cairo di violare gli accordi di pace del 1979 con la costruzione di nuove infrastrutture e piste aeree. L’Egitto ha respinto le accuse, definendo le misure adottate come azioni difensive, ma la tensione tra i due Paesi resta alta.

La crisi umanitaria

Secondo le Idf, oltre mezzo milione di palestinesi avrebbe già abbandonato Gaza City, evacuando verso sud su ordine dell’esercito israeliano. Nel frattempo, i bombardamenti sono proseguiti: secondo Al Jazeera, almeno 71 persone hanno perso la vita nelle ultime ore, la maggior parte delle quali a Gaza City.

Le proteste in Israele

La tensione si riflette anche dentro lo Stato ebraico. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Tel Aviv e Gerusalemme per chiedere il rilascio immediato degli ostaggi e accusare Netanyahu di aver aggravato la loro condizione. “Il governo ha messo una condanna a morte sui nostri familiari”, hanno denunciato i parenti di alcuni rapiti, accusando l’esecutivo di sacrificare vite umane per interessi politici.

Una doppia responsabilità

La tragedia in corso mostra con chiarezza una doppia responsabilità: da un lato Hamas, che ancora una volta si conferma un attore spietato e cinico, pronto a usare civili innocenti come pedine di guerra e strumenti di propaganda; dall’altro il governo Netanyahu, che con la sua linea militare aggressiva sta infliggendo sofferenze indicibili al popolo palestinese, colpendo indiscriminatamente una popolazione civile già provata da anni di assedio e privazioni.

Tra minacce, bombardamenti e giochi di potere, a pagare il prezzo più alto restano sempre i civili: ostaggi israeliani nelle mani di Hamas e famiglie palestinesi sotto le bombe.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.