Ci sono brani che non hanno bisogno di parole per farsi ascoltare. Take You There di Sabatta è uno di questi. Due minuti scarsi di pura energia strumentale in cui la chitarra di Yinka Oyewole si trasforma in un animale selvaggio: graffia, urla, si contorce, esplode. È rock’n’roll allo stato primordiale, senza filtri e senza compromessi.

Il pezzo, tratto dall’album How To Get Even, è una sorta di manifesto istantaneo: un “cosmic slop” di riff extraterrestri e blues, come lo definisce lo stesso Yinka, che sembra voler catturare l’essenza più viscerale dei live di Sabatta. Chi li ha visti dal vivo lo sa: ci sono momenti in cui il frontman lascia che la chitarra parli da sola, improvvisando, seguendo l’istinto. Take You There è la trasposizione in studio di quell’energia, compressa in due minuti incandescenti.

Al centro di tutto c’è Oyewole, cresciuto nell’Essex ma con radici nigeriane, che ha forgiato negli anni un suono personale e inconfondibile. La sua musica è un mix sporco e pulsante: Hendrix e QOTSA incontrano i primi Red Hot Chili Peppers, con un’anima intrisa di South London. È un rock contaminato, che pesca tanto dal funk quanto dal punk, con le influenze di Curtis Mayfield, Prince, Bad Brains e Black Sabbath che emergono come fantasmi familiari tra un riff e l’altro.

Prima di Take You There c’erano stati Get Over Yourself e Get Your Shit Together, due singoli che hanno aperto la strada a un disco che suona come una notte in un dive bar londinese: chitarre taglienti, groove sporchi, testi che oscillano tra rabbia e vulnerabilità.

Ma Take You There resta un unicum: un lampo, un graffio, un atto di libertà che ricorda perché certe chitarre sanno ancora cambiare l’umore di una giornata. Non è un brano da playlist di sottofondo, è un pugno di elettricità che ti prende e ti lascia stordito. Breve, ma impossibile da ignorare.

Di Yoshito Higashi

Appassionato di musica e cinema, residente in Italia da diversi anni, è originario del Giappone. Attualmente vive a Pescara