Le verifiche del ministero dell’Istruzione nella scuola frequentata da Paolo Mendico, il ragazzo di 14 anni che lo scorso settembre si è tolto la vita in provincia di Latina, si sono concluse. Gli ispettori avrebbero confermato la presenza di episodi di bullismo nei confronti del giovane, e ora si attende l’avvio delle contestazioni disciplinari al personale scolastico coinvolto.
La storia di Paolo aveva scosso l’Italia intera. Un adolescente pieno di sogni, spezzato da un dolore silenzioso che, secondo i racconti della famiglia, lo avrebbe accompagnato per anni, sin dalle elementari. Gli rompevano le matite, gli scarabocchiavano i quaderni, lo insultavano chiamandolo femminuccia e lo minacciavano, hanno raccontato i suoi genitori. Una spirale di umiliazioni che, a quanto pare, non si sarebbe fermata neppure dopo le prime segnalazioni.
La prima denuncia, infatti, risale a cinque anni fa. I genitori si rivolsero ai carabinieri accusando una maestra di aver incitato la classe contro di lui. Oggi, dopo mesi di indagini e testimonianze, il quadro tracciato dagli ispettori del ministero sembra confermare il racconto della famiglia.
Sul fronte giudiziario restano aperte due inchieste. La procura dei minori di Roma sta valutando le responsabilità dei compagni che avrebbero tormentato Paolo, mentre la procura di Cassino indaga sul comportamento degli adulti, docenti, dirigenti e personale scolastico che avrebbero potuto o dovuto intervenire prima.
Seguo con attenzione e dolore questo caso, aveva dichiarato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, e ritengo fondamentale garantire trasparenza e verità. Gli ispettori, infatti, hanno ascoltato decine di persone, tra personale scolastico e genitori, cercando di ricostruire una realtà che, per troppo tempo, potrebbe essere stata taciuta.
La scuola, dal canto suo, continua a difendersi. La dirigente Gina Antonelli aveva negato che i genitori di Paolo avessero mai presentato denunce o richieste di incontro. Ma oggi, alla luce delle ispezioni ministeriali, quella versione sembra vacillare.
Ci sono prove, chat, quaderni, testimonianze che dimostrano tutto, aveva detto il fratello di Paolo, Ivan Roberto Mendico, chiedendo solo una cosa, che la verità venisse riconosciuta.
E forse, con la fine delle ispezioni, quel passo doloroso verso la verità è appena cominciato.
