L’autunno di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino si apre nel segno di una delle figure più straordinarie e complesse del Novecento: Lee Miller, fotografa, artista e reporter americana, musa del Surrealismo e testimone della storia. La nuova mostra, curata dal direttore artistico Walter Guadagnini, raccoglie oltre 160 fotografie provenienti dai Lee Miller Archives, molte delle quali inedite, per offrire una lettura completa e intima della sua opera e della sua personalità. L’esposizione inaugura inoltre le celebrazioni per i dieci anni di CAMERA, con un ampio programma di eventi dedicati al mondo della fotografia nelle sue molteplici forme.
Il percorso espositivo segue la vita e la carriera di Lee Miller, un’artista capace di attraversare epoche, continenti e linguaggi, mantenendo sempre viva la curiosità e la libertà creativa. Dalla New York degli anni Venti alla Parigi surrealista, dal deserto egiziano alle rovine dell’Europa in guerra, la mostra racconta l’incredibile parabola di una donna che trasformò ogni esperienza in arte.
Dopo gli esordi come modella, Lee Miller si trasferisce a Parigi, dove diventa assistente e collaboratrice di Man Ray, con cui sperimenta la tecnica della solarizzazione e contribuisce alla nascita di alcune delle immagini più iconiche del Surrealismo. Amica e musa di Picasso, Paul Éluard, Max Ernst, Leonora Carrington e Dorothea Tanning, si distingue per la capacità di unire rigore tecnico e visione poetica, realizzando fotografie che oscillano tra sogno e realtà.
Negli anni Trenta, dopo un periodo trascorso in Egitto con il marito Aziz Eloui Bey, Miller esplora nuovi linguaggi e paesaggi, creando immagini enigmatiche e sospese come Portrait of Space, considerata una delle sue opere più influenti. Tornata in Europa, incontra Roland Penrose, artista e collezionista britannico che diventerà suo compagno di vita.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Lee Miller si impone come una delle prime fotoreporter di guerra. Al servizio di Vogue, documenta la Londra devastata dai bombardamenti e segue l’avanzata delle truppe alleate in Europa. Le sue immagini dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald, della caduta della Germania nazista e della liberazione di Parigi restano tra le testimonianze più toccanti e sconvolgenti del secolo scorso. Accanto alla potenza delle fotografie, i suoi testi – pubblicati sulle riviste dell’epoca – rivelano una scrittura lucida, ironica e partecipe, che la consacra anche come grande giornalista.
Nel dopoguerra, Miller si ritira nella campagna del Sussex, insieme a Penrose, dove ospita artisti e amici come Max Ernst, Saul Steinberg, Peggy Guggenheim e Renato Guttuso, continuando a creare, anche in modo più intimo, piccoli capolavori fotografici pieni di ironia e libertà. Le ultime sezioni della mostra restituiscono proprio questo sguardo più privato e domestico, ma ancora profondamente visionario.
Il progetto espositivo segue un andamento cronologico e tematico, sottolineando l’incredibile versatilità dell’autrice e la sua costante ricerca di nuovi modi di vedere e raccontare il mondo. Oltre alle fotografie, sono esposte anche pagine originali di “Vogue” e materiali d’archivio che testimoniano la sua influenza nel dialogo tra arte, moda, giornalismo e storia.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore e da un articolato programma di iniziative culturali ed educative dedicate al pubblico, alle scuole e agli appassionati di fotografia, per celebrare una pioniera che ha trasformato la sua vita in uno sguardo libero, potente e irripetibile.
Lee Miller resta, oggi come allora, il simbolo di un’arte capace di attraversare la bellezza e l’orrore, la moda e la guerra, la luce e l’ombra dell’animo umano. CAMERA le rende omaggio con una mostra che è, insieme, celebrazione e scoperta: il ritratto di una donna che ha saputo vivere e fotografare con la stessa intensità.
