Abitare green, sicurezza, innovazione e digitalizzazione sono stati i temi al centro della sedicesima edizione dell’ANACI DAY, l’annuale convegno dell’Associazione Nazionale Amministratori di Condominio, che si è tenuto oggi agli East End Studios di via Mecenate a Milano. L’evento ha riunito oltre duemila amministratori e professionisti del settore, chiamati a confrontarsi sulle nuove sfide della gestione immobiliare e sulle trasformazioni che attendono il patrimonio edilizio italiano.

Il dibattito si è concentrato sulla necessità di riqualificare un patrimonio edilizio spesso obsoleto e inefficiente, affinché possa rispondere alle richieste di sostenibilità, risparmio energetico e sicurezza imposte dalle politiche europee e dai cambiamenti del mercato. Una sfida che incontra però ostacoli significativi: primo fra tutti la burocrazia, indicata come freno centrale agli investimenti.

Lo ha ricordato Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, che ha evidenziato la contraddizione tra gli obiettivi della Direttiva Case Green 2030 e la mancanza di strumenti finanziari adeguati: la crescita economica e la transizione ecologica, ha spiegato, sono ostacolate da processi di investimento troppo complessi sia a livello nazionale sia europeo. Picierno ha sottolineato inoltre come, nonostante le turbolenze economiche, il patrimonio immobiliare continui a rappresentare un bene rifugio, ma solo se valorizzato come motore di innovazione, risparmio energetico e qualità della vita, ricordando che “un bene rifugio non è un bene fermo”.

L’Italia, tuttavia, parte in ritardo. Come ha spiegato Francesco Burrelli, Presidente Nazionale ANACI, nel Paese esistono 1,3 milioni di condomini per un totale di 30 milioni di unità immobiliari; di queste, circa 4 milioni saranno interessate dalle normative green europee. Oltre il 70% degli edifici è stato costruito prima delle norme energetiche del 1974 ed è oggi classificato in classe G, senza regolamentazioni tecniche all’origine. Il costo della riqualificazione è elevato: servono circa 20mila euro per migliorare di una classe energetica e almeno 40mila euro per raggiungere l’obiettivo europeo di due classi.

La transizione non riguarda soltanto l’efficienza energetica, ma anche la sicurezza strutturale. Lo ha ricordato Leonardo Caruso, presidente ANACI Milano e delegato estero ANACI, ribadendo che una casa sostenibile deve essere anche sicura e adatta alla vita di chi la abita. L’attenzione alla sicurezza, ha osservato, è un tassello imprescindibile della trasformazione urbana e dell’ammodernamento degli immobili.

Uno sguardo oltre confine mostra che il problema è europeo. La Francia, come illustrato da Allain Duffoux, Presidente dello SNPI, sta affrontando gli effetti della nuova normativa sulle prestazioni energetiche, che vieta l’affitto delle abitazioni in Classe G e, dal 2028, anche di quelle in Classe F. La misura ha già escluso dal mercato circa 400mila immobili, creando difficoltà sia ai proprietari sia a studenti e lavoratori in cerca di casa. L’inasprimento delle regole ha inoltre paralizzato il mercato degli investimenti immobiliari, rendendo sconveniente acquistare per affittare.

Dal confronto emerso durante l’ANACI DAY, risulta evidente che la transizione green del patrimonio immobiliare europeo è urgente e inevitabile, ma senza semplificazione amministrativa e sostegni economici adeguati rischia di generare effetti collaterali importanti, rallentando l’innovazione urbana e scaricando i costi sui cittadini. Per l’Italia, con 4 milioni di appartamenti da riqualificare, la sfida è già aperta.

Di Redazione

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