Di là dal fiume e tra gli alberi è il nuovo film diretto da Paula Ortiz e tratto dall’ultimo romanzo pubblicato in vita da Ernest Hemingway. Ambientata nel dopoguerra veneziano, la storia segue il colonnello americano Richard Cantwell, interpretato da Liev Schreiber, veterano di guerra segnato da traumi e da una malattia terminale. Il viaggio a Venezia, tra memorie di conflitto e un’ultima battuta di caccia, si trasforma in un percorso di riconciliazione personale grazie all’incontro con una giovane contessa, interpretata da Matilda De Angelis.

La pellicola mette in scena i temi cardine della poetica di Hemingway: la fragilità della vita dopo la guerra, il confronto con il tempo, l’amore come istanza di rinascita e la tensione tra destino e volontà. La relazione tra i due protagonisti diventa così il fulcro emotivo di una narrazione intima, sospesa tra malinconia e possibilità di salvezza.

Il film riprende anche elementi biografici legati alla vita dello scrittore, che trasse ispirazione dalla sua esperienza in Italia e da un legame reale con una giovane donna incontrata nel dopoguerra. Sullo sfondo, Venezia non è solo scenario ma luogo simbolico in cui memoria e presente si sovrappongono, restituendo visivamente la dimensione romantica e decadente del romanzo.

Nel cast figurano anche Josh Hutcherson, Laura Morante, Danny Huston, Massimo Popolizio, Enzo Cilenti, Giulio Berruti, Maurizio Lombardi e Sabrina Impacciatore. La fotografia è di Javier Aguirresarobe, il montaggio di Stuart e Kate Baird, mentre i costumi sono firmati da Stefano Nicolao. La produzione è affidata a Tribune Pictures, con riprese tra Venezia, Treviso, il Piave, Nervesa e Trieste, e con il sostegno di enti territoriali e film commission regionali.

Ortiz adotta uno stile che richiama l’immaginario classico, con atmosfere ispirate al bianco e nero e una messa in scena che punta a coniugare eleganza formale e sensibilità contemporanea. Il film si configura così come un’opera che recupera la dimensione più umana del mito hemingwayano, restituendo un racconto di amore e fine vita attraverso la lente di un cinema contemplativo e nostalgico.

Di là dal fiume e tra gli alberi si inserisce nel solco delle trasposizioni letterarie che rileggono il Novecento con un approccio introspettivo, riportando sullo schermo un personaggio sospeso tra grandezza pubblica e fragilità privata, in una Venezia modellata come spazio emotivo oltre che narrativo.