Le dichiarazioni del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, che ha definito Gaza «una miniera d’oro immobiliare» da spartire con gli Stati Uniti, hanno il sapore amaro di una verità che non si vorrebbe mai ascoltare: la trasformazione di una tragedia umanitaria in opportunità economica.
Mentre migliaia di palestinesi fuggono sotto le bombe e i morti si contano a decine, la prospettiva descritta da Smotrich sembra ridurre la Striscia a un terreno da lottizzare, un “affare” da pianificare nel giorno dopo la guerra. È la brutalità del linguaggio che colpisce: la sofferenza si dissolve dietro la logica della speculazione.
L’Unione europea ha “timidamente” condannato l’offensiva e annunciato sanzioni, con Roma, Londra, Berlino e Parigi allineate nel giudicare «sbagliata» la scelta militare. Ma c’è anche il silenzio assordante di chi non parla: Donald Trump, che pure riceverà Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, tace. Un silenzio che pesa quanto una presa di posizione.
Le parole di Smotrich ci obbligano a guardare Gaza non solo come un fronte di guerra, ma come il simbolo di una deriva globale: territori distrutti trasformati in progetti di investimento, vite umane ridotte a ostacoli da rimuovere, la diplomazia sostituita dall’economia del conflitto.
Il dibattito sulle sanzioni dentro l’Ue evidenzia divisioni, ma anche la volontà di segnare un limite. L’Italia si dice pronta a discutere misure contro i ministri più estremisti del governo israeliano. È un passo, forse piccolo, ma necessario per non normalizzare un linguaggio che apre la porta a una pericolosa mercificazione della guerra. Il Governo Meloni, a parte le parole rimane sostanzialmente “complice”.
Dietro i numeri e le strategie, restano le persone: famiglie in fuga, bambini senza futuro, una popolazione che vive da decenni sotto assedio. Parlare di Gaza come di una «miniera d’oro immobiliare» non è solo un errore politico: è un’offesa alla dignità di chi oggi paga il prezzo più alto.
Non possiamo permettere che la guerra venga raccontata con il linguaggio dei bilanci e delle plusvalenze. Gaza non è un “affare”, è un dramma umano che riguarda tutti noi. Smotrich ha tolto il velo su una verità scomoda: c’è chi già calcola i profitti della ricostruzione mentre la distruzione è ancora in corso.
Il compito della politica e dell’informazione, oggi più che mai, è ricordare che le vite non hanno prezzo. Ed è da questo che deve ripartire ogni discorso di pace.
