In mezzo al Mare Interno di Seto, nella prefettura giapponese di Ehime, si trova un piccolo lembo di terra che negli ultimi anni è diventato quasi una leggenda: Aoshima, conosciuta ovunque come l’isola dei gatti. Un luogo remoto, senza alberghi né negozi, raggiungibile solo con un traghetto che parte due volte al giorno. Qui, tra casette abbandonate, stradine di cemento e reti da pesca ormai dismesse, i veri padroni non sono più gli uomini, ma i gatti.

La storia di Aoshima affonda le radici in un passato di pesca e di lavoro duro. I felini vennero introdotti per tenere lontani i topi dalle barche e dalle scorte di cibo, e finirono per moltiplicarsi a dismisura quando, negli anni, gli abitanti cominciarono a trasferirsi altrove. La popolazione umana, un tempo di centinaia di persone, oggi si conta sulle dita di una mano: solo quattro anziani resistono ancora. I gatti, invece, continuano a muoversi liberi tra le case vuote, a prendere il sole sui gradini e a seguire incuriositi i pochi visitatori che arrivano dal continente.

Negli anni l’isola è diventata una meta quasi mitica per i viaggiatori innamorati dei felini. Le fotografie che ritraggono decine di gatti accovacciati in gruppo o in fila lungo il molo hanno fatto il giro del mondo, trasformando Aoshima in una sorta di paradiso per i gattari. Ma dietro l’immagine pittoresca si nasconde una realtà più complessa: non ci sono strutture turistiche, l’isola non è organizzata per accogliere un flusso costante di visitatori e la sopravvivenza stessa dei gatti dipende dalle donazioni e dalle cure garantite dai pochi abitanti rimasti.

Per evitare il sovraffollamento e il rischio di malattie, nel 2018 è stato avviato un programma di sterilizzazione che ha interrotto le nuove nascite. Da allora, la popolazione felina si è stabilizzata, ma i gatti rimasti stanno invecchiando e molti presentano fragilità legate all’età o alla scarsa diversità genetica. È una comunità che lentamente si spegne, proprio come quella umana.

Oggi Aoshima vive sospesa tra mito e declino. Da un lato rimane uno dei luoghi più fotografati del Giappone, dove i visitatori cercano l’esperienza unica di camminare tra decine di gatti liberi e affettuosi. Dall’altro lato incombe l’incertezza: se i pochi residenti dovessero lasciare l’isola, i collegamenti navali potrebbero interrompersi e senza traghetti non ci sarebbe modo di portare cibo e medicine ai felini.

L’isola dei gatti, dunque, non è soltanto un curioso fenomeno turistico, ma anche un simbolo di fragilità. È la testimonianza di come la natura possa riprendersi gli spazi lasciati liberi dall’uomo, e di come questa riconquista sia al tempo stesso affascinante e malinconica. Aoshima è un luogo che sembra vivere fuori dal tempo: un paesaggio silenzioso, dove i gatti passeggiano tra le tracce di un passato che si allontana e dove il futuro resta tutto da scrivere.