Nel 2024 la povertà in Italia non è cresciuta, ma nemmeno è diminuita. È rimasta lì, ostinata, come una linea che separa chi riesce ancora a vivere con dignità da chi ogni mese deve fare i conti con l’essenziale. Secondo l’Istat, più di 2,2 milioni di famiglie vivono in povertà assoluta, l’8,4% del totale, per un totale di 5,7 milioni di persone. Numeri quasi identici a quelli del 2023, ma dietro questa apparente stabilità si nasconde un Paese che fatica a ridurre le disuguaglianze.

Il Mezzogiorno resta l’area più fragile: oltre una famiglia su dieci è povera, e nelle Isole la situazione peggiora ancora, con un aumento fino al 13,4%. Al Nord le percentuali sono più basse, ma anche qui la povertà non risparmia nessuno. È ormai una condizione trasversale, che tocca città e province, famiglie giovani e anziane, italiane e straniere.

I bambini e i giovani continuano a essere i più colpiti. Un minore su sette vive in povertà assoluta, il valore più alto dal 2014. Tra i 18 e i 34 anni, l’incidenza supera l’11%. Non è solo una questione economica: è un segnale di blocco generazionale, di un futuro che si restringe.

Le famiglie numerose pagano il prezzo più alto. Tra quelle con cinque o più componenti, oltre una su cinque è povera. Anche le coppie con tre o più figli vivono spesso in condizioni difficili, e per le madri o i padri soli la povertà riguarda più di una famiglia su dieci.

I dati confermano quanto conti l’istruzione: quando la persona di riferimento ha solo la licenza elementare, la povertà tocca il 14,4%. Scende al 12,8% con la licenza media e crolla al 4,2% se c’è almeno un diploma. Anche il lavoro fa la differenza, ma non sempre basta: tra gli operai la povertà è al 15,6%, segno che avere un impiego non garantisce più sicurezza. Per chi cerca lavoro, invece, la realtà è ancora più dura: un’incidenza del 21,3%, oltre una famiglia su cinque.

In media, le famiglie povere hanno una spesa inferiore del 18,4% rispetto alla soglia di povertà. Non si tratta solo di numeri: significa meno cibo fresco, meno riscaldamento, meno possibilità di curarsi o far studiare i figli.

L’Italia resta così sospesa tra resistenza e immobilità. Non peggiora, ma non migliora. I dati dell’Istat non gridano all’emergenza, ma raccontano una normalità che fa male: milioni di persone che sopravvivono, più che vivere, mentre la distanza tra chi può e chi non può continua a restare ferma, anno dopo anno.

Di Redazione

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