Una notte movimentata ma dal finale positivo quella vissuta all’azienda agricola Rio Torto, lungo la via del lago di Alfedena. Un orso bruno marsicano, simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è entrato nella stalla dell’azienda alla ricerca di cibo, provocando danni ma ricordando, al tempo stesso, quanto complesso e delicato sia l’equilibrio della convivenza tra attività umane e fauna selvatica.

L’episodio si è verificato nella tarda serata di lunedì. L’animale, probabilmente affamato e attratto dagli odori provenienti dal pollaio, ha forzato una finestra e si è introdotto nella stalla, dove ha trovato un banchetto facile: circa cinquanta galline e un gallo sono state le vittime inconsapevoli della sua incursione. Un comportamento naturale per una specie che, soprattutto in autunno, intensifica la ricerca di calorie in vista del letargo.

All’arrivo dei proprietari, il mattino seguente, la sorpresa è stata grande: la stalla danneggiata, il pollame distrutto e, nel mezzo, l’orso ancora lì, spaesato e incapace di ritrovare l’uscita. “È stato un momento di grande attenzione e prudenza” spiegano i gestori della Rio Torto. “Ci siamo limitati a mettere in sicurezza l’area e ad attendere l’intervento degli esperti, come è giusto fare in casi del genere.”

Subito è stato allertato il personale del Parco insieme ai Carabinieri Forestali, che sono intervenuti con prontezza e professionalità. Dopo aver valutato le condizioni del plantigrado, che presentava lievi ferite causate dal vetro rotto, gli operatori sono riusciti a guidarlo fuori dalla struttura e a reintrodurlo nel suo ambiente naturale.

L’azienda, nota per la sua attività agricola a conduzione familiare, ha riportato danni materiali e la perdita del pollame, ma ha scelto di mantenere un atteggiamento di consapevolezza e collaborazione. I titolari hanno sottolineato l’importanza di convivere con la fauna del territorio, adottando misure di protezione adeguate e sostenendo le politiche di tutela della specie.

La vicenda, per fortuna, si è conclusa senza conseguenze gravi. Resta l’immagine di un incontro ravvicinato che, più che un semplice episodio di cronaca, è un promemoria di quanto sia fondamentale la coesistenza tra l’uomo e la natura, soprattutto in territori dove l’ambiente conserva ancora la sua autenticità.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.