Appena finito di vedere Un Natale Rosso Sangue e devo ammettere che non so se ridere, piangere o scrivere una lettera di scuse al mio cervello per quello che gli ho fatto passare. È uno di quei film talmente trash che, dopo i primi cinque minuti, ti domandi sinceramente se gli autori fossero seri o se avessero perso una scommessa.
La trama? Più sottile della carta regalo del discount. C’è un killer vestito da Babbo Natale, ovviamente con un costume così economico che si vede la cerniera sul retro, che si aggira per un paesino a fare fuori gente in modi sempre più improbabili. A un certo punto ero convinto che si sarebbe messo a usare anche le lucine dell’albero come arma, e in effetti… sì, l’ha fatto.
Gli attori sembrano tutti capitati sul set per sbaglio, forse cercavano un casting per una pubblicità del panettone, ma ormai che erano lì hanno deciso di “recitare”. Io stesso, che non recito neanche nelle note vocali, avrei fatto meglio.
Eppure… eppure… non riesco a odiarlo del tutto. C’è quella magia inspiegabile dei film trash: ti fanno sentire parte di una barzelletta che nessuno avrebbe dovuto raccontare, ma che in qualche modo funziona. Mi sono ritrovato a ridere nei momenti sbagliati e a tifare per il killer perché almeno lui sembrava divertirsi.
In conclusione: Un Natale Rosso Sangue non è un film. È un’esperienza, una sfida di sopravvivenza cinematografica che consiglio solo a chi ha un debole per il trash pesante e la voglia di vedere Babbo Natale trasformarsi nel peggior incubo delle feste. Per me è stato un regalo assurdo… ma perfettamente in tema con le mie visioni di Natale.





