Ogni tanto Hollywood sforna un mostro indimenticabile: Jason, Freddy, Michael Myers…
E poi c’è The Gingerdead Man, il pan di zenzero assassino che ti fa capire che l’orrore può arrivare anche sotto forma di biscotto troppo cotto.
La trama è già di per sé un’opera d’arte del nonsense: un serial killer muore, ma grazie a una magia voodoo rinasce nel corpo… o meglio, nella pasta… di un biscotto di pan di zenzero gigante.
Risultato: un mostriciattolo alto mezzo metro, con l’aspetto di un dolcetto malriuscito e la voce di Gary Busey — che da sola vale più dell’intero budget del film.
Il mostro è minaccioso quanto può esserlo un biscotto antropomorfo che brandisce un coltello più grande di lui, ma la cosa meravigliosa è che ci crede.
È cattivo, è vendicativo, ha gli occhi iniettati di glassa… e soprattutto ce l’ha con chiunque lavori nella pasticceria dove ha preso vita.
Il film si regge su effetti speciali artigianali, pupazzi animati con la grazia di un giocattolo rotto e scene d’azione dove il “terrore” viene spesso surclassato dalla voglia di ridere.
Ma è proprio lì che nasce la magia:
The Gingerdead Man è horror solo nei sogni più bizzarri, ma come trash è un capolavoro assoluto.
I personaggi sono perfetti per questo festival dell’assurdo:
• la protagonista traumatizzata,
• il tizio palesemente inutile che però vuole fare l’eroe,
• la bionda irritante di turno,
• e un gruppo di comparsate che sembrano lì solo perché passavano davanti al set.
Ogni dialogo è un regalo.
Ogni scena ti fa chiedere “Ma davvero l’hanno girata così?”.
E ogni ingresso del biscotto assassino ti costringe a mettere in pausa il film per smettere di ridere.
È cinema?
Tecnicamente sì.
È arte?
A modo suo, assolutamente sì.
È buon senso messo in pellicola?
No, quello è stato tolto al montaggio.
The Gingerdead Man è ciò che accade quando un’idea stupida viene portata avanti con un entusiasmo così sincero da diventare irresistibile.
È un film che abbraccia il trash, lo glassa, lo inforna e lo serve caldo.
Insomma, un ShitCult zuccherato e assassino, da gustare con amici che apprezzano il brutto bello… e possibilmente lontano dalla cucina, per evitare di guardare con sospetto i biscotti delle feste.
Dopo averlo visto, fidati: prima di mordere un pan di zenzero… ci penserai due volte.





