Per quasi venticinque anni erano rimasti in silenzio, sospesi in quella strana dimensione dove finiscono le band di culto: troppo avanti per il proprio tempo, troppo sotterranee per diventare fenomeni di massa, ma incapaci di essere dimenticate davvero. Ora i Lowsunday sono tornati. E non sembrano affatto un gruppo che prova semplicemente a rivivere il passato.
La storica formazione americana darkwave-shoegaze, oggi pubblicata dalla Projekt Records, ha appena annunciato il nuovo “Low Sunday Ghost Machine – Black EP”, seconda raccolta di brani inediti dopo il sorprendente ritorno discografico avvenuto nel 2025. Ad accompagnare l’uscita ci sono il brano di punta “Shattered” e un video dall’estetica cupa e magnetica per “This Is Not Heaven”, diretto da Jer Herring.
Per chi non li conoscesse, i Lowsunday, inizialmente noti come Low Sunday Ghost Machine, non sono una semplice band nostalgica recuperata dagli archivi degli anni Novanta. Sono stati tra i precursori di un suono che oggi sembra ovunque: quell’incrocio nebuloso tra darkwave, shoegaze e atmosfere eteree che oggi molte band alternative rivendicano come identità artistica.
Quando iniziarono a muoversi nella scena underground americana nei primi anni Novanta, il loro approccio era già qualcosa di anomalo: chitarre dense di riverberi, melodie malinconiche, synth austeri e un romanticismo oscuro immerso nella distorsione. Una formula definita da alcuni come “retro-futurista”, quasi una musica arrivata da un futuro immaginato negli anni Novanta.
La loro reputazione si consolidò con l’album d’esordio “Low Sunday Ghost Machine” e soprattutto con “Elesgiem”, pubblicato nel 1999 e considerato da molti fan un piccolo capolavoro del genere. Entrambi i dischi sono stati recentemente ristampati per celebrare rispettivamente il trentesimo e il venticinquesimo anniversario.
Poi il silenzio.
Lo scioglimento lasciò dietro di sé una specie di leggenda sotterranea: un gruppo capace di creare paesaggi sonori emotivi e abrasivi, con chitarre incandescenti e atmosfere inquietanti che avrebbero influenzato, direttamente o indirettamente, molte realtà alternative successive.
Nel 2025, quasi contro ogni previsione, la band è riemersa come duo formato dai membri originali Shane Sahene e Bobby Spell. Una reunion che avrebbe potuto sembrare una semplice operazione nostalgia, ma che si è rapidamente trasformata in qualcosa di più vivo e sorprendente.
Il primo segnale era arrivato con il “White EP”, accolto molto positivamente dalla critica specializzata e capace di conquistare persino il secondo posto tra i migliori EP del 2025 secondo Post-Punk.com. Brani come Love Language, Soft Capture e Nevver avevano mostrato una band ancora pienamente capace di emozionare, senza inseguire mode o imitare il proprio passato.
Ora arriva il lato oscuro della rinascita: “Black EP”.
Se il White EP esplorava atmosfere più luminose e sospese, il nuovo lavoro si presenta come il suo contraltare emotivo. Più cupo, più intenso, più introspettivo. Chitarre stratificate, ritmi serrati, synth minimali e una tensione emotiva che attraversa tutto il disco.
Secondo Shane Sahene, il nuovo EP ha quasi avuto vita propria:
“Ci siamo lasciati attraversare dal disco. Ci sono momenti in cui nemmeno capiamo come certe canzoni siano arrivate dove sono arrivate. È qualcosa di più grande di noi”.
L’artista descrive il progetto come una sorta di immersione nella “ombra junghiana”, una confessione musicale che esplora alcune delle emozioni più oscure vissute negli ultimi anni.
Anche Bobby Spell racconta un lavoro ingannevole nelle apparenze: il disco si apre con l’energia nostalgica di “You’re So Wired”, ma si addentra presto in territori più malinconici e riflessivi.
I temi restano quelli cari ai Lowsunday: isolamento, tristezza, desiderio e distanza emotiva. Ma, spiegano i musicisti, non in modo disperato. Piuttosto come una malinconia familiare, quella che lascia addosso una strana sensazione di conforto e persino speranza.
Dal punto di vista sonoro, il disco continua a muoversi tra muri di feedback rumorosi e passaggi fragili quasi eterei, alternando esplosioni di distorsione a momenti shoegaze sospesi e struggenti. Un equilibrio delicato tra caos e bellezza che sembra arrivare direttamente da un’altra epoca, pur suonando sorprendentemente contemporaneo.
Il progetto delle due uscite, White e Black, non è casuale: i musicisti raccontano di aver immaginato fin dall’inizio due EP complementari, quasi come un unico grande disco diviso in luce e ombra, bianco e nero, yin e yang sonoro. Anche le copertine sono state pensate per unirsi in un’unica immagine.
Dal 15 maggio, il “Low Sunday Ghost Machine – Black EP” è disponibile sulle principali piattaforme digitali, tra cui Spotify, Apple Music e Bandcamp. È inoltre possibile ordinare il vinile in edizione limitata, stampato in appena 200 copie, destinato probabilmente a diventare un piccolo oggetto di culto per i fan del genere.
Tracklist
You’re So Wired
Shattered
Someone To Talk To
This Is Not Heaven
Don’t Want To Dream Again






