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Tra mito e storia

I Cinocefali: il mistero degli uomini con la testa di cane raccontati per secoli in tutto il mondo

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Corpo umano, testa di cane, denti affilati e una voce incapace di pronunciare parole, sostituita da latrati e ringhi. Potrebbe sembrare la descrizione di una creatura fantasy, se non fosse per un particolare inquietante: per oltre duemila anni uomini con queste caratteristiche sono comparsi nei racconti di viaggiatori, storici, esploratori e persino nelle tradizioni religiose di culture molto lontane tra loro. Gli antichi Greci sostenevano che vivessero ai margini del mondo conosciuto. Secoli dopo Marco Polo raccontò di averli incontrati nelle isole dell’Oceano Indiano. Nel XVI secolo persino Hernán Cortés ricevette l’incarico di verificare se creature dal “volto di cane” vivessero nel Nuovo Mondo. Erano chiamati cinocefali. Ma chi, o cosa, avevano realmente visto quelle persone?

Il nome deriva dal greco kynokephalos, letteralmente “testa di cane”. Le descrizioni cambiarono nel corso dei secoli, ma conservarono quasi sempre un elemento fondamentale: un corpo apparentemente umano sovrastato dalla testa di un grosso canide. Alcuni racconti parlavano di volti simili a mastini, levrieri, sciacalli o lupi, con denti capaci di lacerare carne cruda e corpi ricoperti da peli grossolani. Nonostante l’aspetto animalesco, però, queste creature avrebbero utilizzato archi, lance e altri strumenti, commerciato con gli esseri umani e vissuto in comunità organizzate. Non parlavano, secondo alcune fonti, ma comunicavano abbaiando, ululando e utilizzando gesti.

Le prime testimonianze conosciute ci portano nell’antica Grecia. Intorno al V secolo a.C. il medico greco Ctesia di Cnido, descrivendo terre lontane dell’India, raccontò dell’esistenza di uomini con la testa di cane che indossavano pelli di animali selvatici. La sua opera originale, l’Indica, è andata perduta, ma parti del suo contenuto sono sopravvissute attraverso autori successivi. Secondo la tradizione attribuita a Ctesia, queste creature non possedevano un linguaggio umano: abbaiavano per comunicare tra loro, ma comprendevano la lingua degli abitanti dell’India e rispondevano attraverso versi e gesti delle mani. Vivevano nelle montagne, cacciavano, allevavano pecore e sarebbero stati combattenti particolarmente feroci.

Ctesia potrebbe aver raccolto racconti esagerati o completamente fantastici, ma il mistero non scomparve con lui. Plinio il Vecchio parlò nella sua Naturalis Historia di popolazioni e animali straordinari provenienti dalle regioni più remote del mondo, mentre anche Erodoto riferì tradizioni riguardanti uomini dalla testa di cane nelle terre situate oltre la Libia conosciuta. Per Greci e Romani, le regioni non esplorate erano enormi spazi bianchi sulle mappe e potevano facilmente trasformarsi nella dimora di creature fantastiche.

Una possibile spiegazione è sorprendentemente semplice. Alcuni viaggiatori potrebbero aver osservato per la prima volta babbuini o altre grandi scimmie dal muso pronunciato, descrivendoli in maniera imprecisa. Il racconto sarebbe poi passato da una persona all’altra fino a trasformare un animale sconosciuto in una popolazione di uomini con teste canine. Ma se fosse soltanto questo, ci si aspetterebbe che la leggenda scomparisse con l’aumento delle conoscenze geografiche. Accadde invece l’opposto.

Intorno all’anno Mille i cinocefali compaiono persino nel Codice Nowell, il manoscritto che contiene anche Beowulf. Nell’opera The Wonders of the East vengono descritte creature chiamate “mezzi segugi” che avrebbero abitato nei pressi del Mar Rosso. Il mondo medievale continuava quindi a collocare questi esseri appena oltre i confini delle terre conosciute.

Poi arrivò Marco Polo. Nel racconto dei suoi viaggi in Oriente, il veneziano descrisse gli abitanti delle isole Andamane sostenendo che avessero teste, denti e occhi simili a quelli di grandi mastini. Non si trattava più di una leggenda proveniente dall’antichità: uno dei viaggiatori più celebri del Medioevo stava riportando nuovamente una storia incredibilmente simile.

Circa mezzo secolo più tardi accadde ancora. Il grande viaggiatore musulmano Ibn Battuta, raccontando un’isola situata tra India e Sumatra, descrisse una popolazione i cui uomini avevano corpi simili ai nostri ma bocche che ricordavano quelle dei cani. Naturalmente questo non dimostra l’esistenza dei cinocefali. Una possibile interpretazione è che Ibn Battuta stesse descrivendo popolazioni indigene come i Mentawai, presso i quali esisteva la pratica di affilare i denti. Caratteristiche fisiche e tradizioni incomprensibili agli osservatori stranieri potevano facilmente essere deformate dal racconto fino a diventare qualcosa di mostruoso.

Ed è proprio qui che la storia dei cinocefali assume un significato meno fantastico e forse più interessante. Per molti autori antichi e medievali, descrivere qualcuno come “uomo dalla testa di cane” poteva essere un modo per rappresentare l’altro, lo straniero, colui che viveva al di fuori della propria cultura e delle proprie regole. Più una popolazione era distante e sconosciuta, più diventava facile attribuirle caratteristiche impossibili.

Ma il cristianesimo medievale aggiunse alla leggenda un elemento ancora più curioso. In alcune tradizioni orientali, persino San Cristoforo, il santo protettore dei viaggiatori, venne rappresentato con una testa canina. Secondo certe versioni sarebbe stato un cinocefalo convertitosi al cristianesimo. Anche questa storia potrebbe però essere nata da un semplice errore linguistico: secondo un’ipotesi, un copista avrebbe confuso il termine latino Cananeus, “cananeo”, con caninus, “canino”. Una parola interpretata male potrebbe quindi aver regalato a un santo cristiano una testa di cane.

La geografia continuava però ad allargarsi e i cinocefali continuavano a spostarsi insieme ai confini del mondo conosciuto. Quando nel XVI secolo gli europei raggiunsero le Americhe, la leggenda attraversò addirittura l’Atlantico. Durante le spedizioni di Hernán Cortés in Messico e America Centrale, il governatore di Cuba gli chiese di verificare le voci sull’esistenza di uomini con enormi orecchie e “facce di cane”.

Cortés non trovò nulla.

E lentamente il mondo cominciò a diventare troppo piccolo per ospitare i cinocefali. Le coste vennero cartografate, le foreste esplorate, nuove popolazioni incontrate e descritte. Non comparve mai alcuna prova dell’esistenza di una specie umana dotata di testa canina. La scienza moderna non considera quindi i cinocefali creature realmente esistite.

Ma rimane una domanda molto più affascinante: perché popoli e viaggiatori separati da secoli continuarono a raccontare storie tanto simili? Probabilmente non esiste una sola risposta. Dietro i cinocefali potrebbero nascondersi animali osservati male, racconti deformati durante lunghissimi viaggi, popolazioni straniere descritte attraverso stereotipi, errori di traduzione e quella naturale tendenza dell’essere umano a riempire ciò che non conosce con ciò che teme o immagina.

Forse quindi il vero mistero dei cinocefali non riguarda l’esistenza di uomini con la testa di cane. Riguarda qualcosa di molto più umano. Per migliaia di anni, ogni volta che la nostra conoscenza terminava davanti a una montagna, un oceano o una terra ancora inesplorata, oltre quel confine cominciavano i mostri.

Poi arrivavano gli esploratori, il confine si spostava e i mostri sparivano.

Ma soltanto per ricomparire un po’ più lontano.