“Il Principe della Follia”, il nuovo film scritto e diretto da Dario D’Ambrosi, è una produzione Red Post Production realizzata con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Marche, della Fondazione Marche Cultura e della Marche Film Commission. Nel cast Stefano Zazzera, Alessandro Haber, Andrea Roncato, Carla Chiarelli, Mauro Cardinali e Omar Monno.
Dopo oltre quarant’anni di ricerca artistica e umana nel mondo della disabilità, D’Ambrosi — regista, attore e fondatore del Teatro Patologico — firma un’opera intensa e visionaria ispirata a una storia vera, che affronta con sensibilità e forza il tema della malattia mentale, del disagio e dell’esclusione sociale.
Il film nasce da un episodio realmente accaduto nel 1979, quando D’Ambrosi conobbe in manicomio un giovane uomo affetto da gravi disabilità psichiche e fisiche, capace però di trasmettere un’energia struggente. Da quell’incontro è nata una riflessione che oggi si traduce in un racconto cinematografico universale: la sofferenza non riguarda mai un solo individuo, ma coinvolge intere famiglie, costrette a convivere ogni giorno con la fragilità.
Per interpretare il protagonista, il regista ha scelto Stefano Zazzera, colpito dal morbo di Parkinson a soli quarant’anni. La sua interpretazione, autentica e priva di artifici, restituisce la complessità emotiva del personaggio, un uomo spezzato ma ancora capace di sognare. Zazzera offre una performance viscerale, lontana da ogni forma di pietismo: un “Joker” italiano che non celebra la follia, ma la vive sulla pelle, trasformandola in poesia e resistenza.
Accanto a lui, Alessandro Haber dà vita al personaggio di Benito, Andrea Roncato interpreta un tassista, Carla Chiarelli veste i panni della madre, Mauro Cardinali quelli di Vanessa, Omar Monno di Oscar e Francesca Giulia Geronimi di Maria da giovane. Completano il cast Nicolò Cerreti, Christina Andrea Rosamilia, Gianluca Fraternale e Dario Piccioni.
“Il Principe della Follia” è un film che rifiuta ogni retorica sulla disabilità, restituendo centralità alla persona e alla sua umanità. È un viaggio nella fragilità come forma di conoscenza, nella memoria come terapia, nella famiglia come spazio di resistenza. D’Ambrosi racconta il dolore senza pietismo, trasformandolo in una riflessione collettiva sulla forza di chi, pur ferito, continua a cercare la luce.
Attraverso una poetica che unisce realismo e immaginazione, il film conferma la missione artistica e sociale di D’Ambrosi, da sempre impegnato nel coniugare arte e inclusione. Con il Teatro Patologico, fondato nel 1992, il regista ha creato un luogo unico al mondo dove persone con disabilità psichiche vengono formate come attori e creatori, trasformando la fragilità in linguaggio artistico e occasione di rinascita.
Questa esperienza, riconosciuta a livello internazionale, ha portato la compagnia a calcare palcoscenici come il Teatro Argentina di Roma, il Franco Parenti di Milano, la sede dell’ONU a New York, il Parlamento Europeo di Bruxelles, oltre a teatri in Giappone, Sudafrica e Regno Unito. D’Ambrosi ha presentato le sue ricerche anche alle Nazioni Unite, dimostrando scientificamente come la teatro-terapia possa agire non solo a livello emotivo, ma anche neurologico.
“Il Principe della Follia” è più di un film: è una testimonianza artistica necessaria, che tocca l’anima e invita a guardare oltre i pregiudizi. D’Ambrosi costruisce un racconto che mette al centro la vulnerabilità come forza e la diversità come risorsa.
Un viaggio dentro la follia e dentro l’umanità, per ricordare che, come afferma il regista, “quando una persona disabile sta bene, non sta bene solo lei, ma l’intera comunità che le vive accanto”.
