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Studente di terza media accoltella l’insegnante di francese

Mi colpisce e mi sconvolge profondamente quello che è accaduto a Chiara Mocchi. Una professoressa di 57 anni aggredita con una violenza feroce da un ragazzo di appena 13 anni, nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro di tutti: la scuola.

Non riesco a togliermi dalla mente un particolare più di ogni altro: quel ragazzino si è presentato con una maglietta con la scritta “vendetta”, con un coltello, con una scacciacani nello zaino e perfino con un cellulare al collo per filmare l’aggressione. È un dettaglio agghiacciante, perché racconta non solo la violenza del gesto, ma anche una lucidità spaventosa, quasi la volontà di trasformare il male in scena, in immagine, in esibizione.

Il primo pensiero, però, deve essere per lei. Per Chiara, per la paura che ha vissuto, per il dolore che ha subito, per il trauma di essere stata colpita mentre faceva semplicemente il suo lavoro: insegnare. Sapere che non è in pericolo di vita è un sollievo, ma non cancella l’orrore di quello che ha passato.

E poi c’è un fatto che rende tutto ancora più inquietante: parliamo di un tredicenne. Un ragazzo che, proprio per la sua età, non può essere inquisito penalmente. Ed è forse questo uno degli aspetti più sconvolgenti: trovarsi davanti a una violenza così estrema, così precoce, così apparentemente fredda, compiuta da chi dovrebbe essere ancora nel tempo della crescita, non in quello dell’odio.

Per questo viene inevitabilmente in mente Adolescence: quella capacità di raccontare la futilità del male, il vuoto, il buio, la sproporzione terribile tra la giovane età e la ferocia dei gesti. Ecco, ciò che spaventa davvero è questo: la sensazione che una violenza sempre più profonda stia crescendo dentro ragazzi sempre più giovani, fino a esplodere nei modi più terribili.

Non è solo un episodio di cronaca. È un segnale durissimo. E io credo che non possiamo più permetterci di minimizzare, di archiviare, di voltare pagina troppo in fretta. Perché quando un ragazzo arriva a scuola vestito per la vendetta e pronto perfino a filmare il sangue, vuol dire che siamo davanti a qualcosa di molto più grande e molto più grave.

Il mio pensiero va a Chiara Mocchi, alla sua guarigione, alla sua sofferenza, e a tutta una comunità scolastica ferita da un fatto che lascia senza parole.

Gianni Leone, fondatore
Gianni Leone, fondatorehttps://gkarloff.art/
Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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