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Governo Israeliano come i Nazifasciti: quando gli esseri umani diventano numeri

Ci sono immagini che attraversano cla storia come ferite mai davvero rimarginate. Corpi chiusi dentro uniformi anonime. Persone private del proprio nome. Numeri cuciti addosso o assegnati come se l’identità potesse essere cancellata con un gesto burocratico.

Per questo le testimonianze degli attivisti della Flotilla diretta a Gaza fanno male. Fanno male nel profondo.

Perché ascoltare volontari internazionali raccontare di tute grigie numerate, di detenzione, privazione del sonno, intimidazioni psicologiche e paura significa toccare corde che, in Europa, non possono essere considerate neutrali. La nostra memoria collettiva conosce bene il peso simbolico della disumanizzazione. Conosce il pericolo di quando una persona smette di essere un volto, un nome, una storia, e viene ridotta a una pratica, a un codice, a un numero. La nostra memoria storica NON può dimenticare la crudeltà del Nazifascimo.
Nessun paragone storico può essere fatto con leggerezza… e vi assicuro che prima di scrivere questo articolo ho molto riflettuto. La tragedia del nazismo e le persecuzioni fasciste appartengono a una pagina estrema e terribile della storia umana. Ma proprio quella memoria dovrebbe renderci incapaci di restare indifferenti davanti a immagini e racconti che evocano, simbolicamente e NON solo, l’umiliazione sistematica dell’essere umano.

Gli attivisti civili sono stati costretti a indossare tute numerate, subire la privazione del sonno, pressioni psicologiche e intimidazioni durante la detenzione in Israele, allora il problema non è politico. È umano. Israela NON ha memoria. NON ha più la propria memoria.

Perché i diritti umani non possono funzionare a corrente alternata. Non valgono solo per chi ci è simpatico, per chi sta dalla “nostra” parte o per chi riteniamo innocente. Valgono sempre. O non valgono affatto.

Israele ha il diritto alla sicurezza, come ogni Stato. Ma oramai è chiaro che stiamo vivendo un orrore senza fine. Ciò che è stato fatto agli attivisti è poca cosa, rispetto ai crimini vigliacchi dei quali i governanti di Israele si sono macchiati.
La dignità e la vita si stanno dissolvendo giorno per giorno! Nessuna democrazia dovrebbe sentirsi al riparo dalle domande scomode. Nessuna nazione dovrebbe temere il giudizio dell’umanità quando si parla del trattamento riservato a civili, volontari, osservatori internazionali, così come quando si raccontano le sofferenze del popolo palestinese.
Non riesco a stare zitto. A non prendere posizione!
La storia europea ci ha insegnato qualcosa di semplice e terribile: la disumanizzazione non inizia dai massacri. Inizia molto prima. Inizia quando smettiamo di vedere l’altro come persona. Quando un nome diventa un numero. Quando la sofferenza dell’altro viene relativizzata e giustificata.

Ed è proprio per rispetto delle vittime del nazismo, del fascismo e di ogni persecuzione del Novecento che il silenzio non dovrebbe mai essere un’opzione per noi italiani! Essere patrioti, vuol dire difendere la vita, l’unica vera patria!

Gianni Leone, fondatore
Gianni Leone, fondatorehttps://gkarloff.art/
Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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