Nell’articolo “ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2026: Facciamo il punto”, pubblicato il 17 marzo 2026 e firmato da Piergiorgio Rocci, che conosco e verso il quale nutro sincera stima, vengono sollevate questioni reali e sentite, che meritano attenzione e rispetto.
Tuttavia, quando il ragionamento si sposta sul piano antropologico e su quello del turismo, emerge a mio avviso un limite evidente. È, caro Piergiorgio, una lettura un po’ debole e poco convincente. L’idea che la crescita di Castel di Sangro comporti inevitabilmente una perdita di identità rischia infatti di semplificare un processo molto più complesso. Le comunità non si difendono fermando il cambiamento, ma governandolo.
Descrivere l’arrivo di nuovi residenti, l’aumento dei flussi turistici e lo sviluppo economico quasi come fattori di snaturamento significa adottare una visione più nostalgica che politica. Castel di Sangro non può essere raccontata come una realtà da conservare sotto vetro: è una comunità viva, che cresce, cambia e prova a costruire nuove opportunità.
Anche sul turismo il giudizio appare sbilanciato. È giusto pretendere servizi adeguati, organizzazione e programmazione. Ma è sbagliato rappresentare il turismo soprattutto come un peso. Oggi esso costituisce una risorsa concreta per l’economia locale, per le attività commerciali e per molte famiglie.
In questo quadro, il legame con il Napoli non può essere letto solo in chiave problematica. Il ritiro estivo è un appuntamento che produce indotto, lavoro e visibilità. Naturalmente va governato meglio, ma sarebbe un errore politico e culturale guardare a questa occasione con diffidenza, invece di valorizzarla nell’interesse della città.
La vera questione non è arrestare lo sviluppo, ma renderlo più equilibrato: migliorare i servizi, affrontare le criticità infrastrutturali, tutelare la qualità della vita e fare in modo che la crescita porti benefici diffusi. È su questo che si misura una classe dirigente, ed è su questo che dovrebbe misurarsi anche un’opposizione credibile.
Castel di Sangro ha bisogno di un confronto serio, non di una narrazione che rischia di confondere identità e immobilismo. Perché crescere non significa smarrirsi, ma scegliere con responsabilità la direzione da prendere.






