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Flotilla sequestrata al largo di Creta: il diritto internazionale è andato a farsi fottere… ancora

La Global Sumud Flotilla non è stata semplicemente “fermata”. È stata braccata, abbordata, isolata, trascinata dentro l’ennesima zona grigia dove il diritto internazionale è andato a farsi fottere. E non per errore, non per incidente, non per una svista diplomatica. Ma perché nel Mediterraneo, quando a muoversi è Israele, le regole sembrano sciogliersi come carta nell’acqua.

La missione civile diretta a Gaza portava aiuti umanitari e attivisti. Non armi. Non eserciti. Non minacce militari. Eppure, secondo ong e organizzatori, le imbarcazioni sarebbero state intercettate in acque internazionali, le comunicazioni disturbate, alcuni natanti sequestrati, centinaia di civili fermati. Se confermato, non siamo davanti a una normale operazione di sicurezza. Siamo davanti a un atto politico e militare contro civili disarmati.

Il governo Meloni, costretto dai fatti, ha chiesto la liberazione immediata degli italiani fermati e garanzie sulla loro incolumità. Ma non basta chiedere. Non basta “monitorare”. Non basta il linguaggio anestetizzato dei comunicati ufficiali. Qui serve dire una cosa semplice: uno Stato non può sequestrare civili in mare aperto solo perché portano aiuti a Gaza.

Israele parla di trasferimento “pacifico”. Ma anche un sequestro può essere raccontato con parole morbide. Anche una violazione può essere confezionata in un comunicato stampa. Anche l’abuso può indossare la divisa della sicurezza. È lo stesso schema già visto nei grandi scandali del potere, dal giro di pedo-prostituzione legato a Epstein in poi: quando in mezzo ci sono interessi enormi, protezioni politiche e complicità internazionali, la giustizia si spegne, il diritto arretra, la verità viene trattata come un fastidio.

Qui il punto non è solo la Flotilla. Il punto è Gaza. Il punto è il blocco. Il punto è l’impunità. Il punto è un Occidente che invoca il diritto internazionale quando serve contro i nemici e lo dimentica quando a violarlo sono gli alleati. Questa doppia morale è il vero naufragio.

La Turchia parla di pirateria. Le ong parlano di rapimento di civili. Le opposizioni italiane chiedono una condanna netta. Ma l’Europa, ancora una volta, balbetta. E quando l’Europa balbetta davanti a un’azione militare contro una missione umanitaria, non sta facendo diplomazia: sta firmando la propria irrilevanza.

La domanda è brutale: se una flottiglia civile può essere bloccata in acque internazionali senza conseguenze reali, allora cosa resta delle convenzioni, dei trattati, delle regole comuni? Restano parole. Scenografie. Timbri su carta morta.

Nel Mediterraneo al largo di Creta non è stata fermata solo una missione umanitaria. È stata affondata un’altra illusione: quella che il diritto valga davvero per tutti.

Gianni Leone, fondatore
Gianni Leone, fondatore
Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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