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Mary Trump contro lo zio presidente: “Soffre di gravi disturbi psichiatrici”. Ma se fosse vero, il problema più grande è chi lo segue…

Le parole sono pesanti, quasi taglienti come lame… Nell’intervista dal titolo “Mio zio soffre di disturbi psichiatrici. È un bimbo terrorizzato che non è stato amato”, firmata dalla giornalista Simona Siri per La Stampa, è Mary Trump, nipote del presidente americano Donald Trump e psicologa, a lanciare accuse durissime nei confronti dello zio.

Mary Trump sostiene che l’ex presidente, oggi nuovamente alla Casa Bianca, soffrirebbe di “disturbi psichiatrici gravi e non diagnosticati”, parlando apertamente di un presunto declino cognitivo, di discorsi sconnessi, perdita di controllo degli impulsi e crescente megalomania. Affermazioni forti, che arrivano da una figura tutt’altro che neutrale: familiare, critica storica di Trump, autrice di libri contro di lui e coinvolta in una lunga battaglia legale con la famiglia.

Sia chiaro: si tratta di dichiarazioni personali, non di diagnosi mediche ufficiali rese pubbliche. E proprio per questo meritano prudenza. Ma c’è una riflessione che va oltre Donald Trump stesso.

Se anche solo una parte di quanto raccontato da Mary Trump fosse vera, la domanda più inquietante non riguarderebbe soltanto l’uomo che occupa uno degli uffici più potenti del pianeta. Riguarderebbe soprattutto il sistema di potere che continua ad ascoltarlo, sostenerlo, proteggerlo e legittimarlo.

La cosa davvero bizzarra, forse, è proprio questa: perché lo seguono i potenti? Per convinzione? Per interesse? Per denaro? Per calcolo politico? Allo stato attuale della situazione mondiale, conviene stare accanto a Trump?

Perché la storia insegna una cosa semplice e terribile: i leader non governano mai da soli. Dietro ogni uomo potente c’è sempre un sistema disposto ad ascoltarlo, difenderlo e proteggerlo quando diventa utile: utile agli affari, utile alla propaganda, utile alla conquista o alla conservazione del potere.

E allora, forse, la domanda non è: “Come sta Trump?” La domanda in verità è un’altra, più scomoda: “Perché tanti potenti continuano a sostenerlo?”

E mentre ascolto certe parole, certi toni, certe derive, mi torna alla mente la figura di un piccolo, piccolissimo uomo che, nei primi decenni del secolo scorso, seppe trasformare rabbia, paura e propaganda in un incendio mondiale. Un uomo che contribuì a trascinare il mondo nella tragedia della guerra e nel massacro sistematico di milioni di esseri umani considerati “diversi”, “sbagliati”, “nemici”. La storia non si ripete mai identica, ma ama travestirsi e fare eco a se stessa. E tra il culto della personalità, la semplificazione feroce dei problemi e il bisogno di un nemico da additare, il confine può diventare sottile. Dai baffetti al ciuffo, a volte, è un attimo. Ma il vero rischio non è mai soltanto l’uomo al comando: è il numero di persone disposte a seguirlo senza più porsi domande.

Gianni Leone, fondatore
Gianni Leone, fondatorehttps://gkarloff.art/
Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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