C’è un piccolo borgo della Val Giovenco dove, nelle sere più silenziose, il lupo non è soltanto un animale da temere o da fotografare. È una presenza antica, un richiamo che arriva dai boschi, una voce della montagna. Quel borgo si chiama Aschi, frazione di Ortona dei Marsi, e da oggi porta un nome simbolico: “Paese dei Lupi”.
La decisione è stata presa all’unanimità dal Consiglio comunale di Ortona dei Marsi, porta d’accesso al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Una scelta che arriva in un momento doloroso, dopo la recente uccisione di quasi venti lupi nel territorio del Parco, una strage che ha scosso comunità, ambientalisti e istituzioni. Secondo le prime ipotesi, molti animali sarebbero morti a causa di bocconi avvelenati con pesticidi.
Ma Aschi non vuole diventare il simbolo dell’odio. Vuole diventare il simbolo di una convivenza possibile.
Il sindaco Giuseppe Buccella ha spiegato che il legame tra questo territorio e il lupo viene da lontano. Aschi è sempre stata una delle frazioni più frequentate dall’animale. Chi vive lì sa cosa significa sentire un ululato la sera, affacciarsi alla finestra e percepire che la montagna non è vuota, ma viva.
La scelta, però, non è solo romantica. La Val Giovenco è una terra fragile, segnata dallo spopolamento, dove restare è già una forma di resistenza. E proprio per questo il lupo diventa anche una metafora: come lui, queste comunità cercano di continuare a vivere nella propria terra.
Il problema, oggi, è trovare equilibrio. Proteggere la fauna selvatica è necessario, ma non si possono ignorare le difficoltà di chi coltiva, alleva, produce miele, tiene aperte case e tradizioni. In molte zone aumentano cervi e cinghiali, arrivano nei paesi, danneggiano campi e orti, rendono più complicata la vita quotidiana.
Il lupo, raccontano dal territorio, non è sempre stato percepito come il vero problema. C’era, si sapeva, faceva parte del paesaggio. Oggi però si avvicina di più alle case e la paura cresce. E quando la paura incontra l’esasperazione, può trasformarsi in gesti criminali, come l’avvelenamento.
Per questo Aschi “Paese dei Lupi” non è una cartolina. È un messaggio. Dice che bisogna uscire dalle urla dei social e tornare al confronto reale. Dice che non si salvano gli animali colpendo le comunità, né si difendono le comunità uccidendo gli animali.
In una valle che rischia di svuotarsi, il futuro non può essere costruito sulla guerra tra uomo e natura. Deve nascere da un patto più difficile, ma più necessario: rispetto per il lupo, tutela per chi vive la montagna, difesa concreta di un territorio che vuole ancora respirare.
Aschi, piccolo borgo d’Abruzzo, prova a dirlo con un nome nuovo. Un nome che ulula nel silenzio della montagna.






