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La foto dell’orrore sotto il mio articolo: il lupo impiccato e la deriva della ferocia

Il 10 maggio ho pubblicato l’articolo “La strage dei lupi, il sacco della morte e l’ombra della mafia dei pascoli: chi vuole piegare il Parco?”, che ha provocato diverse reazioni dopo la condivisione sul mio profilo Facebook.

Tra i tanti commenti ricevuti, mi hanno colpito soprattutto quelli di un piccolo gruppetto che definire “idioti del crudele” è forse persino generoso. Non si sono limitati a scrivere una sequenza di frasi scomposte, aggressive e prive di qualsiasi ragionamento: hanno anche pubblicato la foto terribile di un canide impiccato a un albero.

Da una verifica, l’immagine sembra riferirsi con buona probabilità a un caso del maggio 2017, quando furono diffuse alcune foto di un animale impiccato, inviate all’associazione animalista Il Guardiano dell’Ombra di Pendenza di Cittaducale, nel Reatino. All’epoca la stampa parlò esplicitamente di un “lupo impiccato a un albero” in località Pendenza, con un possibile messaggio lasciato accanto all’animale, riferito alle predazioni di pecore e vitelli e ai mancati rimborsi agli allevatori.

Altri casi noti non sembrano coincidere: quello della Toscana riguardava un animale scuoiato e appeso a un cartello stradale, mentre il caso del Gargano del 2021 presenta immagini e contesto differenti.

Era davvero un lupo o un cane? Su questo bisogna essere rigorosi. Giornali e associazioni dell’epoca parlarono di lupo, e la morfologia dell’animale appare compatibile con un lupo appenninico o comunque con un canide molto lupoide. Tuttavia, al momento, non sono riuscito a reperire online una perizia veterinaria pubblica o un verbale forestale che certifichi in modo definitivo l’identificazione dell’animale.

Per correttezza, quindi, posso dire questo: la foto sembra riferirsi al caso di Cittaducale del 2017, descritto all’epoca come un lupo impiccato, ma senza un documento tecnico ufficiale pubblico non si può escludere del tutto che potesse trattarsi di un cane lupoide o di un ibrido.

In ogni caso, l’immagine resta atroce. Racconta una violenza inaccettabile contro un animale, qualunque fosse la sua esatta appartenenza. E il fatto che venga usata oggi dentro una serie di commenti rancorosi, volgari e disumani dimostra soltanto quanto in basso possano scendere alcune persone quando trasformano un problema reale in una vetrina di crudeltà.

Perché il punto è questo: discutere di fauna selvatica, predazioni, allevamenti, rimborsi e convivenza è non solo legittimo, ma necessario. I problemi esistono e vanno affrontati seriamente, con strumenti concreti, prevenzione, indennizzi giusti, controlli, competenza e responsabilità.

Se il modo di “risolvere” il conflitto con la fauna selvatica è esibire un animale impiccato, se il linguaggio diventa odio, se la risposta al problema è la celebrazione della morte, allora non siamo più dentro una discussione civile. Siamo davanti a una forma di terrorismo crudele: intimidazione, barbarie e disprezzo della vita travestiti da protesta.

Gianni Leone, fondatore
Gianni Leone, fondatorehttps://gkarloff.art/
Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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