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Fermare la strage silenziosa dei pulcini maschi: un dovere etico ed europeo

Ogni secondo, in Europa, dieci pulcini maschi vengono uccisi. Ogni anno sono circa 330 milioni i piccoli eliminati nelle prime 24 ore di vita perché considerati “inutili” dall’industria delle uova: non producono, quindi non valgono. La loro vita finisce ancora prima di cominciare, attraverso pratiche crudeli come la triturazione o l’asfissia.

Questa realtà, spesso invisibile ai consumatori, è stata al centro di un recente dibattito al Parlamento Europeo, dove Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, ha chiesto con forza di vietare a livello europeo la soppressione dei pulcini maschi e di promuovere tecnologie alternative già disponibili.

I trattati europei riconoscono gli animali come esseri senzienti, eppure milioni di loro vengono eliminati per una logica di profitto che riduce la vita a un parametro economico. “Uccidere un animale sano e senziente il primo giorno di vita perché non è considerato redditizio è un fallimento etico della nostra società – ha affermato Cupi – e, cosa ancora più grave, un fallimento evitabile”.

La soluzione esiste già: si chiama sessaggio in ovo, una tecnologia che permette di determinare il sesso dell’embrione prima della schiusa, evitando che i maschi nascano solo per essere uccisi. Secondo i dati dell’Eurobarometro, la maggior parte dei cittadini europei è disposta a pagare un piccolo sovrapprezzo per acquistare uova prodotte senza ricorrere a questa pratica. Ad oggi, circa il 20% della produzione avicola europea ha già adottato sistemi di sessaggio precoce.

Alcuni Paesi hanno fatto da apripista. Germania, Francia e Austria hanno introdotto leggi che vietano l’abbattimento dei pulcini maschi, accompagnando il divieto con incentivi alla ricerca e all’adozione delle nuove tecnologie. L’Italia, dove si uccidono ancora circa 35 milioni di pulcini ogni anno, ha approvato nel 2021 una norma per porre fine alla pratica entro il 2026, ma i decreti attuativi mancano ancora.

Questa disomogeneità normativa crea squilibri nel mercato europeo e rischia di favorire fenomeni di dumping sociale, con la produzione che si sposta verso i Paesi meno rigorosi. “Solo un divieto europeo – ha spiegato Cupi – può mettere fine a questa pratica in modo uniforme, garantendo giustizia agli animali e trasparenza ai consumatori. L’Europa deve stabilire uno standard chiaro: nessun animale deve nascere solo per essere distrutto.”

La transizione verso un sistema più etico non è solo possibile, ma necessaria. Le tecnologie ci sono, il sostegno pubblico cresce, la sensibilità dei cittadini è ormai evidente. A mancare, oggi, è soltanto la volontà politica di tramutare il progresso morale e scientifico in una legge comune per tutti gli Stati membri.

Fermare la strage dei pulcini maschi non è una questione tecnica, ma una prova di civiltà. È il segnale che l’Europa può davvero essere fedele ai suoi valori, scegliendo di proteggere la vita invece di sacrificarla all’indifferenza del profitto.

Redazione
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