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Vinitaly Veritas per Giorgia Meloni? Le scelte “opportune”?

C’è qualcosa di profondamente stonato nel modo in cui Giorgia Meloni ha scelto di comunicare una decisione delicata come la sospensione del rinnovo automatico del memorandum di difesa con Israele. Non il Parlamento. Non un’aula istituzionale. Non un passaggio trasparente davanti ai rappresentanti dei cittadini. Ma un punto stampa a margine del Vinitaly, tra calici, stand e passerelle.

Vinitaly Veritas, verrebbe da dire. Ma quale verità?

Perché qui non si tratta solo del merito della decisione, che pure è rilevante. Si tratta del metodo. E il metodo racconta sempre la politica più delle parole. Annunciare una scelta che riguarda cooperazione militare, equilibri internazionali e credibilità del Paese in un contesto fieristico non è solo inopportuno. È rivelatore.

Rivelatore di una leadership che privilegia il palcoscenico alla responsabilità istituzionale. Rivelatore di una comunicazione che cerca il momento mediatico invece del confronto democratico. Rivelatore, soprattutto, di un opportunismo politico che si adatta al vento più che guidarlo.

La sospensione del memorandum con Israele arriva infatti in un contesto internazionale carico di tensioni, pressioni e critiche crescenti. E allora la domanda è inevitabile: è una scelta di principio o una mossa tattica? È una presa di posizione autonoma o un tentativo di riallinearsi a un clima internazionale che sta cambiando?

Meloni prova a tenere insieme tutto. Solidarietà al Papa, distanza dalle parole di Trump, cautela sull’energia, apertura ai negoziati. Una postura che vuole apparire equilibrata ma che, a uno sguardo più attento, rischia di sembrare semplicemente oscillante. Una politica che non decide davvero, ma calibra, dosa, rimanda.

E mentre si calibra, sceglie accuratamente dove parlare.

Non è un dettaglio. Il luogo conta. Il Parlamento è il luogo del confronto, della responsabilità, della trasparenza. Vinitaly è il luogo della promozione, della narrazione, dell’immagine. Portare una decisione politica in quel contesto significa trasformarla in comunicazione prima ancora che in atto istituzionale.

È una scelta che svuota la politica del suo spazio naturale e la trasferisce nel teatro mediatico. Dove le domande sono meno scomode, i tempi più controllati, il messaggio più facilmente gestibile.

Nel frattempo, si tenta di rassicurare tutti. Israele, dicendo che il memorandum non ha effetti pratici. Gli alleati europei, mostrando una cauta distanza. L’opinione pubblica interna, con dichiarazioni di principio. È il manuale dell’equilibrismo politico. Ma l’equilibrismo, in momenti di crisi, non è sempre una virtù. A volte è solo un modo per non esporsi.

E allora Vinitaly diventa metafora perfetta. Una politica che degusta, assaggia, valuta, ma raramente prende posizione fino in fondo. Che parla di principi ma li piega alla convenienza del momento. Che sceglie il contesto più favorevole per comunicare, evitando quello più impegnativo.

La verità è che le scelte di questo governo, in questa fase, sembrano sempre più dettate da opportunismo politico. Non da una linea chiara, non da una visione coerente, ma dalla necessità di stare in equilibrio tra pressioni contrapposte, senza mai rompere davvero.

E questo ha un costo.

Perché quando la politica rinuncia ai luoghi della democrazia per rifugiarsi nei palcoscenici mediatici, perde credibilità. Quando le decisioni vengono annunciate tra uno stand e una dichiarazione, invece che davanti al Parlamento, si indebolisce il rapporto con i cittadini.

Vinitaly Veritas? No. Piuttosto Vinitaly Comunicatio.

E la politica, quella vera, resta fuori dalla porta.

Gianni Leone, fondatore
Gianni Leone, fondatorehttps://gkarloff.art/
Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.

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