Tra i corridoi più oscuri del potere americano aleggia da decenni una domanda capace di incendiare l’immaginazione collettiva: il governo degli Stati Uniti nasconde davvero la verità sugli UFO? E se un Presidente avesse tentato di aprire quei dossier proibiti, scoprendo che persino lui non aveva accesso ai segreti custoditi nell’ombra?
Secondo numerosi ricercatori del fenomeno UFO, questo sarebbe accaduto proprio a Jimmy Carter, l’uomo che molti ufologi ricordano ancora oggi come “il Presidente degli UFO”.
Jimmy Carter fu infatti il primo Presidente degli Stati Uniti ad aver dichiarato ufficialmente di aver visto un oggetto volante non identificato. L’avvistamento avvenne nel 1969, quando Carter si trovava davanti a un edificio del Lions Club in Georgia. Nel cielo apparve una luce misteriosa che cambiava colore e sembrava muoversi in modo impossibile. L’episodio lo colpì profondamente e lo spinse, anni dopo, a parlare apertamente del fenomeno UFO durante la sua campagna elettorale.
Nel pieno degli anni Settanta, mentre l’America cercava ancora di rialzarsi dallo scandalo Watergate, Carter prometteva trasparenza totale. Tra le sue dichiarazioni più clamorose vi era anche quella riguardante gli UFO: se fosse diventato Presidente, avrebbe rivelato al popolo americano tutto ciò che il governo sapeva sugli extraterrestri e sugli oggetti volanti non identificati.
Per gli appassionati del mistero fu come ascoltare una profezia. Finalmente qualcuno sembrava disposto ad abbattere il muro di segretezza costruito per decenni attorno a casi come Roswell incident e ai dossier del famigerato Project Blue Book.
Ma una volta entrato alla Casa Bianca, Carter si sarebbe trovato davanti a una realtà molto più inquietante.
Secondo il celebre avvocato Daniel Sheehan, Carter cercò davvero di ottenere accesso completo ai documenti segreti sugli UFO custoditi dalla CIA. All’epoca il direttore dell’agenzia era George H. W. Bush.
La risposta che Carter avrebbe ricevuto fu sconvolgente.
Bush, sempre secondo Sheehan, avrebbe fatto capire al Presidente che non aveva il “bisogno di sapere”. In pratica, gli sarebbe stato negato l’accesso a determinate informazioni ultra-riservate riguardanti il fenomeno UFO.
L’idea che un Presidente degli Stati Uniti potesse essere escluso da certi segreti governativi sembra uscita da un thriller paranoico della Guerra Fredda. Eppure questa storia continua a circolare negli ambienti ufologici proprio per la credibilità di chi la raccontò.
Daniel Sheehan non era un personaggio marginale. Laureato ad Harvard, coinvolto in casi storici come i Pentagon Papers, Iran-Contra e le battaglie legali legate al nucleare americano, Sheehan aveva accesso ad ambienti governativi e istituzionali di altissimo livello. Fu anche consulente del Disclosure Project, organizzazione nata con l’obiettivo di ottenere la totale divulgazione delle informazioni governative sugli UFO.
Secondo Sheehan, alcuni settori del potere occulto americano temevano che Carter avrebbe davvero raccontato tutto ai cittadini. Per questo motivo gli sarebbe stato impedito di accedere ai dossier più sensibili.
La vicenda diventò ancora più enigmatica quando Sheehan conobbe Marcia Smith, ricercatrice collegata al Congressional Research Service della Biblioteca del Congresso. Smith gli confidò di essere coinvolta in uno studio riguardante la possibile esistenza di intelligenze extraterrestri e l’analisi scientifica dei fenomeni UFO.
Quando Sheehan chiese chi avesse richiesto quella ricerca, la risposta fu sorprendente: proprio Jimmy Carter.
L’obiettivo era capire quali informazioni potessero essere rese pubbliche e quali invece dovessero restare segrete.
A quel punto la storia prese contorni quasi surreali.
Marcia Smith chiese a Sheehan se potesse tentare di ottenere accesso agli archivi segreti del Vaticano riguardanti gli UFO e possibili contatti extraterrestri. All’epoca Sheehan lavorava come consulente legale per i Gesuiti negli Stati Uniti e aveva contatti privilegiati con ambienti ecclesiastici.
Tentò più volte di entrare negli archivi vaticani, ma venne sempre respinto.
Questo dettaglio alimentò ulteriormente il mistero. Se gli UFO fossero soltanto errori di identificazione, palloni meteorologici o illusioni ottiche, perché governi e istituzioni religiose avrebbero dovuto custodire archivi segreti così difficili da consultare?
Successivamente Sheehan venne coinvolto anche in iniziative legate al programma SETI Institute, dedicato alla ricerca di civiltà extraterrestri intelligenti.
Ma il momento più incredibile della sua storia arrivò quando ottenne accesso ad alcune sezioni classificate del Project Blue Book, il programma ufficiale dell’Aviazione americana dedicato alle indagini sugli UFO.
Secondo il suo racconto, venne condotto attraverso numerosi controlli di sicurezza fino a una sala piena di microfilm custoditi nella Biblioteca del Congresso. Gli fu proibito di portare con sé appunti o strumenti per registrare informazioni.
Sfogliando quei documenti segreti, Sheehan affermò di aver trovato fotografie di un disco volante precipitato nella neve.
Descrisse l’oggetto come un velivolo metallico incastrato contro un argine fangoso, circondato da neve e da militari dell’Air Force americana intenti a fotografarlo.
Poi arrivò il dettaglio più inquietante.
In alcune immagini ravvicinate apparivano strani simboli impressi sulla superficie del velivolo. Glifi sconosciuti. Segni che non sembravano appartenere ad alcun linguaggio terrestre conosciuto.
Sapendo di non poter prendere appunti, Sheehan escogitò un trucco degno di una spy story: utilizzò il cartoncino posteriore del suo blocco legale giallo per ricalcare di nascosto quei simboli direttamente dallo schermo del microfilm.
Quando uscì dalla stanza segreta venne perquisito. Le guardie controllarono il blocco alla ricerca di appunti scritti, ma non notarono le incisioni tracciate sul retro rigido della copertina.
Sheehan riuscì così a portare fuori quei simboli misteriosi.
Secondo il suo racconto, le informazioni raccolte finirono in rapporti destinati anche al Presidente Carter.
Uno di quei documenti avrebbe sostenuto che nella nostra galassia potrebbero esistere da due a sei civiltà extraterrestri altamente avanzate.
Un secondo rapporto avrebbe invece concluso che numerosi avvistamenti UFO studiati dall’Aviazione americana non potevano essere spiegati con cause convenzionali, lasciando aperta la possibilità di un’origine extraterrestre.
Naturalmente nulla di tutto questo è mai stato confermato ufficialmente. Le dichiarazioni di Sheehan restano controverse e vengono accolte con scetticismo da molti storici e ricercatori. Eppure continuano ad alimentare una delle leggende più affascinanti della moderna ufologia americana.
Jimmy Carter non mantenne mai la promessa della “divulgazione totale”. Durante la sua presidenza non ci fu alcuna rivelazione epocale sugli UFO. I dossier segreti rimasero nell’ombra, come se una mano invisibile avesse richiuso la porta proprio davanti al Presidente degli Stati Uniti.
E forse è proprio questo il dettaglio più inquietante della storia.
Non tanto l’idea che gli extraterrestri possano esistere, ma la possibilità che qualcuno, da qualche parte, conosca già la verità… e abbia deciso che il mondo non debba scoprirla.






