Donald Trump ha avuto un’illuminazione improvvisa: bisogna “salvare” la Groenlandia. Come? Mandando una nave ospedale. Perché, secondo lui, lassù nel gelo artico la gente probabilmente si cura con impacchi di neve e preghiere agli orsi polari.
Un gesto nobile. Commovente. Peccato per un minuscolo dettaglio.
In Groenlandia, esattamente come in Danimarca, la sanità è pubblica, universale e gratuita.
Sì, avete letto bene: nessuna assicurazione privata. Nessuna fattura da migliaia di dollari. Nessun “scegli tra l’affitto e la chemio”. Fantascienza americana.
Ma Trump, evidentemente, era troppo impegnato a immaginarsi in versione Doctor Strange dei fiordi per accorgersene.
La risposta danese arriva elegante come una tazza di tè caldo in mezzo a una tempesta: la premier Mette Frederiksen ricorda, con una calma quasi offensiva, che lei è felice di vivere in un Paese dove tutti hanno uguale accesso alle cure, indipendentemente dal conto in banca.
E sì, vale anche per la Groenlandia.
Fine del dibattito. Microfono poggiato sul tavolo. Sipario.
Ma non basta. Interviene anche il governatore groenlandese Jens-Frederik Nielsen, che con un cortese ma fermissimo “no, grazie” spiega che loro hanno già un sistema sanitario pubblico funzionante.
Una scelta consapevole. Parte fondamentale della società.
Una cosa che, ops, negli Stati Uniti non succede.
E ora, tenetevi forte per la ciliegina sulla torta.
La nave ospedale sfoggiata trionfalmente da Trump nel suo post? È ferma in un cantiere in Alabama per manutenzione.
L’altra nave ospedale americana? Pure.
Morale: entrambe fuori uso. Entrambe inutilizzabili.
Un po’ come un ombrello bucato durante un uragano.
Ma il vero capolavoro arriva nel finale.
Mentre Trump twittava di salvataggi epici, l’esercito danese stava evacuando d’urgenza un marinaio americano da un sottomarino, sempre americano, al largo di Nuuk, portandolo… indovinate dove?
In un ospedale groenlandese.
Insomma: grazie Donald, ma la Groenlandia sta bene così… Mentre gli USA sono “malati” proprio grazie a te…

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.