Nel 1922, quando Fred Oesterreich fu trovato morto nella sua casa di Los Angeles, la scena sembrava quella di una rapina finita male. Sua moglie Dolly era chiusa in un armadio, alcuni oggetti di valore erano spariti e la polizia pensò subito a un ladro armato.
Ma dietro quella porta chiusa non c’era una semplice vittima. C’era una storia torbida, quasi teatrale: un matrimonio infelice, un amante nascosto in soffitta e un segreto rimasto sospeso sopra la casa per quasi dieci anni.
Tutto era iniziato nel 1913 a Milwaukee. Walburga “Dolly” Oesterreich, moglie di un produttore di grembiuli, chiamò il marito al lavoro dicendo che la macchina da cucire si era rotta. Fred mandò a controllare un giovane operaio di 17 anni, Otto Sanhuber. Quando il ragazzo arrivò, Dolly lo accolse in vestaglia di seta e calze. Da quel momento cominciò la relazione.
Gli incontri, però, attirarono presto l’attenzione dei vicini. Dolly provò a giustificare la presenza del ragazzo dicendo che era un suo “fratellastro vagabondo”. Poi escogitò una soluzione più audace: Otto si sarebbe trasferito nella soffitta di casa.
Sanhuber accettò. Di giorno viveva nascosto, aiutava Dolly nelle faccende domestiche e passava del tempo con lei. La sera, quando Fred tornava, risaliva nel suo rifugio e scriveva racconti di fantascienza.
Nel 1918 Fred decise di trasferirsi a Los Angeles. Dolly accettò, ma a una condizione: la nuova casa doveva avere una soffitta. Ne trovarono una a Silver Lake. Otto li seguì, invisibile come un fantasma domestico.
La notte del 22 agosto 1922, Dolly e Fred litigarono violentemente. Dalla soffitta, Otto sentì le urla e temette che Dolly fosse in pericolo. Scese armato con due pistole calibro .25. Fred lo riconobbe subito. Ne nacque una colluttazione e partirono alcuni colpi. Fred fu raggiunto tre volte e morì.
Dolly e Otto decisero di inscenare una rapina. Otto prese l’orologio di diamanti di Fred, chiuse Dolly nell’armadio e tornò a nascondersi in soffitta. Poco dopo arrivò la polizia, chiamata da un vicino che aveva sentito gli spari.
Dolly raccontò che un rapinatore aveva ucciso suo marito. Gli agenti nutrirono dubbi: lei sosteneva che non litigassero mai, e l’arma sembrava piccola, più simile a quelle spesso associate a una donna. Ma non riuscivano a spiegare come Dolly avrebbe potuto uccidere Fred e poi chiudersi da sola nell’armadio. Così, per il momento, la sua versione resse.
Dopo la morte del marito, Dolly cambiò casa. Otto la seguì e continuò a vivere soprattutto in soffitta. Intanto lei intrecciò nuove relazioni, tra cui una con l’avvocato Herman S. Shapiro e un’altra con l’uomo d’affari Roy H. Klumb.
Furono proprio questi amanti a incrinare il castello di bugie. Dolly regalò a Shapiro l’orologio di Fred, quello che avrebbe dovuto essere stato rubato. Poi chiese a Klumb di liberarsi di una delle pistole di Otto, dicendo che somigliava all’arma del delitto. Klumb la gettò nei La Brea Tar Pits, mentre un vicino, convinto da Dolly, nascose l’altra in giardino.
Quando Dolly lasciò Klumb, lui andò alla polizia. Gli investigatori recuperarono l’arma nel catrame, ma era troppo danneggiata per provare che fosse stata usata nell’omicidio. Anche l’altra pistola non bastò a inchiodarla.
Dolly finì comunque in carcere per un periodo. Da lì chiese a Shapiro di controllare Otto. Sanhuber raccontò tutto all’avvocato, ma Shapiro non si tirò indietro: lo aiutò a lasciare lo Stato e, quando Dolly uscì su cauzione, andò a vivere con lei.
Per anni la vicenda rimase sospesa. Poi, sette anni dopo, Dolly e Shapiro si separarono. A quel punto anche lui parlò con la polizia. Dolly fu accusata di cospirazione, Otto dell’omicidio di Fred.
Durante il processo, Dolly disse di aver mentito per proteggere Otto e salvare la propria reputazione. Sanhuber sostenne invece di essere stato una sorta di schiavo sessuale di Dolly. La giuria lo giudicò colpevole di omicidio colposo, ma il reato era ormai prescritto. Uscì libero. Anche il processo contro Dolly si concluse senza condanna.
Dolly Oesterreich morì nel 1961, a 80 anni. Il suo nome rimase legato per sempre a uno dei casi più bizzarri della cronaca americana: l’omicidio dell’“uomo pipistrello”, il caso dell’amante nascosto in soffitta.






