Dopo settimane di silenzi carichi di tensione, Paul Ingrassia riemerge dalle turbolenze politiche con un nuovo incarico. Nonostante le polemiche, gli attacchi e una nomination saltata all’ultimo minuto, il trentenne avvocato conservatore non lascia l’amministrazione Trump: semplicemente cambia stanza.
Ingrassia ha annunciato ai colleghi del Department of Homeland Security che sta per voltare pagina. Non sarà più il punto di contatto della Casa Bianca al DHS, ruolo che ricopre da febbraio. Ora lo attende una nuova sede: diventerà vice consigliere generale della General Services Administration (GSA), l’agenzia che gestisce gli edifici e la macchina organizzativa del governo federale.
Per Ingrassia, che appena un mese fa aveva dovuto ritirare la candidatura a capo dell’Office of Special Counsel dopo rivelazioni di messaggi privati con contenuti razzisti e commenti controversi, questo nuovo ruolo suona quasi come una riabilitazione politica.
Ha definito i suoi colleghi il miglior staff dell’intero governo federale, lodandone “carattere e integrità”, una frase che suona come una risposta indiretta alle accuse che lo hanno costretto alla ritirata.
Le polemiche, però, non sono sparite: il suo nome resta legato ai messaggi privati in cui, in tono che sostiene fosse satirico, scriveva di avere “una vena nazista”. Il suo avvocato parla di testi non verificati, manipolati o decontestualizzati. Lui, intanto, ha citato in giudizio alcuni giornali americani per diffamazione.
Eppure, malgrado il rumore esterno, la macchina politica di Trump continua a proteggerlo. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato con entusiasmo la nomina, definendo il giovane avvocato “una risorsa preziosa” per portare avanti l’agenda America First. Anche la GSA lo accoglie a braccia aperte, convinta che “le sue competenze legali faranno avanzare la missione dell’agenzia”.
Non tutti, però, erano convinti che fosse pronto per un ruolo così delicato. Ingrassia si è laureato alla Cornell Law School solo nel 2022 e la sua scarsa esperienza era stata notata dal Senato già durante il processo di valutazione per la precedente nomina.
Con questo nuovo incarico, però, il messaggio della Casa Bianca è chiaro: nonostante gli scivoloni, Ingrassia è ancora un uomo di fiducia.
