Ci sono film d’azione epici.
Ci sono film d’azione trash.
E poi c’è Gymkata, che appartiene a una categoria tutta sua: azione acrobatica con voglia di vivere e zero controllo di qualità.

La premessa è già un capolavoro: gli Stati Uniti reclutano un giovane ginnasta per partecipare a una micidiale competizione mortale in un paese immaginario tra montagne, villaggi medievali e gente che sembra uscita da una fiera medievale ubriaca.
Perché proprio un ginnasta?
Perché ovviamente la cosa migliore da fare contro assassini, mercenari e pazzi armati… è andare lì con la tua esperienza alle parallele e un sorriso.

Il protagonista, Jonathan Cabot, interpretato dal ginnasta olimpico Kurt Thomas, ci regala un nuovo stile di combattimento:
il Gymkata, ovvero arti marziali + prove da Olimpiadi.
Agli avversari tira calci rotanti partendo da un cavallo con maniglie.
Uccide banditi grazie a una sbarra perfettamente piazzata “per caso” in mezzo a un vicolo.
Fa acrobazie che nessun cattivo si prende mai la briga di interrompere.
Il film è talmente convinto di sé che quasi ti convinci anche tu.

La trama è un prisma di nonsense:
una gara chiamata “Il Gioco”, un principato medievale dove nessuno ha mai visto un architetto, un re che ha la stessa espressività di un forno spento, e un villaggio di folli che sembra girato nel tempo libero di Silent Hill.

E gli stunt? Meravigliosamente disorganizzati.
C’è gente che attacca il protagonista uno alla volta perché “così funziona nelle arti marziali trash”.
C’è un cattivo che cade più per imbarazzo che per colpo ricevuto.
C’è una scena in cui Jonathan fa capriole senza motivo, giusto per ricordarti che è ginnasta e devi rispettarlo.

E sai qual è la cosa incredibile?
Funziona. Funziona proprio perché non dovrebbe funzionare.
Gymkata è un film impossibile, ingenuo, esagerato, girato come un episodio di MacGyver senza permesso, e recitato come se nessuno avesse detto agli attori che stavano facendo un film vero.

È un piccolo tesoro dello ShitCult anni ’80:
ridicolo al punto giusto, sincero, convinto, unico.
Un film che non puoi dimenticare, anche se dopo vorrai fingere di non averlo mai visto.

E alla fine ti ritrovi a pensare:
“Forse il Gymkata non salverà il mondo… ma almeno mi ha salvato la serata.”

E con questo, inchinati.
Non si sa mai che spunti un cavallo con maniglie.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.